«Violincelles, vibrez!»

by | 15 Dic 2016

«Il Jimi Hendrix del violoncello». Per quanto l’espressione del Pulitzer Prize Justin Davidson sia colorita e provocatoria, è una descrizione di Giovanni Sollima che non ci sentiamo di respingere. Violoncellista e compositore – due ruoli assolutamente inscindibili nella sua attività dinamica e poliedrica – è un personaggio davvero unico nel panorama musicale attuale, uno che attraversa ogni frontiera, unendo la musica «d’arte» a quella popolare, il barocco al metal, il ritmo più frenetico alla cantabilità più lirica. La vibrazione come espressione della terra, di quella materia primordiale che ogni violoncellista percepisce attraverso il suo corpo e il suo strumento. Tra le iniziative più note e singolari di Sollima, ricordiamo quella dei «100 Violoncelli», una manifestazione nata nel 2012 per dare attenzione al Teatro Valle «occupato» che è stata ripresa al popolare concerto del 1° maggio a Roma, e in seguito a Milano, Torino, Budapest e al Festival di Ravenna di quest’anno, dove il musicista ha curato un’intera settimana di concerti («Cellolandia») con musiche che hanno spaziato dal maestro di Boccherini, il «Giovannino [Costanzi] del violoncello», fino ai Pink Floyd e i Nirvana. Il suono come strumento di coesione sociale, il violoncello come organismo vivente che dà voce all’albero dal quale è stato ritagliato: basti ricordare la registrazione di un lavoro «sollimano» del 2007, When we were trees, con la voce, di grande suggestione, di Patti Smith.

Le composizioni di Sollima sono oltre un centinaio e l’ascoltatore degli Amici della Musica ha avuto un primo assaggio appena quindici giorni fa con Folia, eseguita dal collega e amico Mario Brunello. È un termine anch’esso molto appropriato per descrivere quello stato di «possessione» che invade l’artista, sia come esecutore sia come autore, e non possiamo non notare la sua attenzione al tarantismo salentino: ricordiamo che Sollima è stato maestro concertatore della Notte della Taranta tra il 2013 e il 2014 e che alla prestigiosa commissione, di due anni fa, della Chicago Symphony Orchestra e Riccardo Muti – e con la partecipazione del collega Yo-Yo Ma – abbia dato il titolo di Antidotum tarantulae XXI.

Violoncelles, vibrez! è del 1993 e prende come titolo l’incitamento del celebre violoncellista Antonio Janigro, con il quale Sollima, in compagnia di Mario Brunello, si è perfezionato al Mozarteum di Salisburgo. Sono fondamentali l’unione e il dialogo tra i due solisti, già evidente nei lavori di Boccherini e di Vivaldi appena ascoltati: come ha notato lo stesso Sollima, «si tratta di una musica abbastanza definita nella sua scrittura, ma se ci ragioniamo un attimo si noterebbe che una vera e propria melodia non esiste, perché si tratta di un gioco tra due violoncelli che suonano come in simbiosi. Solo l’intreccio tra le loro parti forma una linea melodica. Il blocco armonico ha una trasparenza che lo rende in sostanza una sorta di flusso. Un interprete interviene sulla velocità, sul carattere, sulla dinamica del flusso, in rapporto allo stile espressivo che gli è proprio, scegliendo se ancorare il pezzo a una dimensione siderale oppure, all’opposto, portarlo a una temperatura emotiva elevatissima. Cerco di far convivere entrambe le dimensioni, però seguo soprattutto l’idea del flusso, della morbidezza, della cantabilità naturale del violoncello».

Violincelles, vibrez! by Giovanni Sollima is an appealing piece of minimalism, the thrice-repeated lyrical tune rising up to the highest register in an engaging manner.

da Gramophone.co.uk

È un lavoro in forma simmetrica. Il clima iniziale, cupo e lamentevole, cede il passo ad un episodio di un lirismo accorato, dove i solisti salgono nei registri più acuti dello strumento (sfruttando quella tecnica del pollice utilizzato come «capotasto», messa a punto da Boccherini). Improvvisamente i due solisti si scatenano in una cadenza sfrenata, per poi tornare all’atmosfera iniziale. Un nuovo episodio animato, in cui sembra scorgere un accenno al tanto discusso «minimalismo», termina con un drammatico glissando, che prelude allo spegnersi della pagina.

Le eredità si tramandano. Violoncelles, vibrez! è uno dei brani di un autore italiano vivente più eseguiti in tutto il mondo, e siamo convinti che avrebbe incontrato l’entusiasmo di Janigro (1918-1989), ospite regolare degli Amici della Musica tra il 1951 e il 1976.

Andrew Starling

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