Čajkovskij e i suoi sottovalutati lavori cameristici

by | 26 Gen 2017

L’enorme popolarità delle pagine orchestrali di Čajkovskij – le Sinfonie, i Concerti, le Fantasie e i balletti – ha avuto l’effetto di relegare i suoi lavori cameristici in secondo piano, da un lato perché si tratta di un genere poco frequentato in Russia nella seconda metà dell’Ottocento, dall’altro perché, di conseguenza, il loro numero è davvero esiguo: tre Quartetti d’archi, un Trio con pianoforte e il Sestetto d’archi Souvenir de Florence. I Quartetti appartengono al primo periodo creativo del musicista, quegli anni passati tra il 1866 e il 1877 come professore al Conservatorio di Mosca – appena fondato dal pianista e compositore Nikolai Rubinstein – ma non per questo dobbiamo considerare le pagine come «giovanili» o «accademiche». Tra il pubblico alla prima esecuzione del Primo Quartetto (al Conservatorio nel 1871) era presente lo scrittore Ivan Turgenev, mentre per una seconda esecuzione, nel 1876, ospite d’eccezione era nientemeno che Lev Tolstoj, per il quale il compositore nutriva una grandissima ammirazione.

Il Terzo Quartetto è dello stesso 1876, quando Čajkovskij era già autore di tre Sinfonie, delle Fantasie Romeo e Giulietta e Francesca da Rimini, del balletto Lo Schiaccianoci e del Primo Concerto per pianoforte, brano quest’ultimo che, respinto con indignazione dal fratello di Nikolaj Rubinštejn, Anton (pianista formidabile e direttore del Conservatorio di San Pietroburgo), aveva ricevuto la sua prima esecuzione – addirittura a Boston negli Stati Uniti – grazie all’entusiasmo del pianista tedesco Hans von Bülow. I primi due Quartetti erano stati eseguiti da una formazione guidata dal violinista d’origine ceca Ferdinand Laub, collega di Čajkovskij al Conservatorio moscovita ma che era morto prematuramente nel 1875, e il Terzo Quartetto è un tributo commosso al collega stimato (così come il Trio con pianoforte, del 1882, sarà a sua volta un omaggio alla memoria di Nikolaj Rubinštejn). La pagina nacque nel corso di uno dei tanti viaggi all’estero che il musicista amava compiere insieme al fratello Modest: gran parte fu composta nel gennaio 1876 a Parigi, dove il compositore, molto attento all’opera lirica (Eugenio Onieghin è dietro l’angolo, nel 1879) rimase molto impressionato dalla Carmen di Bizet.

Il tono di cordoglio – emblematica in questo senso la tonalità sofferta di mi bemolle minore – è presente già nell’Andante sostenuto introduttivo, il cui tema vero e proprio (cantabile e molto espressivo) compare dopo una ventina di battute nel primo violino, sopra i pizzicato degli altri strumenti a modo di marcia lenta. Si passa senza pausa all’Allegro moderato, movimento molto espansivo e fondamentalmente in una forma-sonata tradizionale con un secondo tema (dolcissimo) in maggiore. Un frammento di terzine di entrambi i tema anima lo Sviluppo, di una densità quasi orchestrale, mentre la Ricapitolazione è seguita da un ritorno «simmetrico» al motivo dell’introduzione, che porta il movimento ad una conclusione in ppp.

Il Quartetto della Società Musicale Russa di San Pietroburgo, con Leopold Auer primo violino

Il Quartetto della Società Musicale Russa di San Pietroburgo, con Leopold Auer primo violino

Giocoso e spedito l’Allegretto vivo e scherzando (con al centro un «Trio» più disteso per la voce della viola), clima che contrasta con l’atmosfera sconsolata e commossa dell’Andante funebre e doloroso, da eseguire con sordino dall’inizio alla fine. Il passo lugubre da «cortège», non senza qualche richiamo alla solennità del canto ortodosso (si ascoltino le note doppie del violoncello), porta dopo una quarantina di battute al lirismo implorante dell’episodio centrale: un motivo discendente in maggiore passa dal primo violino al violoncello per due volte, la prima (piangendo e molto espressivo) in sol bemolle, la seconda (con dolore) in si, prima di una ripresa della processione iniziale.

Dopo il tributo a Laub, l’atmosfera cambia radicalmente con l’energia sfrenata del Finale, in maggiore e sostanzialmente in forma di rondò. Nuovamente si nota una qualità sonora di dimensioni «orchestrali» e l’andatura è interrotta verso la fine da un lontano ricordo (Quasi andante, in pizzicato) dell’introduzione iniziale, prima della concitazione della Coda.

La prima esecuzione del Quartetto ebbe luogo a Mosca sotto la guida di Adolph Brodsky, mentre a San Pietroburgo, sette mesi più tardi, il primo violino fu Leopold Auer: sono i due strumentisti che nel 1878 si contenderanno la dedica di uno dei lavori più amati di Čajkovskij, il Concerto per violino.

 

Andrew Starling

 

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