La Sonata n.65, l’ultimo lavoro pubblicato in vita da Fryderyk Chopin

by | 7 Feb 2017

È stato uno strumentista francese, Auguste Franchomme, a stimolare Fryderyk Chopin a scrivere la sua Sonata in sol minore op. 65, l’ultima pagina a essere pubblicata (nell’ottobre 1847) mentre il musicista polacco era ancora in vita. L’amicizia con Franchomme, all’epoca il più celebre violoncellista della Francia, risalì al 1831, l’anno in cui Chopin si era stabilito a Parigi, e una prima collaborazione tra i due risultò nel «salottiero» Grand Duo de concert su temi di Robert le Diable di Meyerbeer (pubblicato senza numero d’opera nel 1833). Ma l’amicizia andò ben oltre il fare musica insieme. Franchomme rese dei servizi indispensabili a Chopin negli ultimi anni, quando le condizioni di salute del pianista stavano peggiorando irrimediabilmente: mentre Chopin soggiornava da George Sand a Nohant, fu lui – a Parigi – a tenere i rapporti con i vari editori, seguendo la pubblicazione di lavori come la Polonaise- Fantaisie, la Barcarolle e i Notturni op. 62, e riscuotendo anche denaro per conto del compositore. L’affetto tra i due era molto profondo, come evinciamo da una delle ultime lettere di Chopin, scritta poco prima della morte: «Je t’aime et voilà tout ce que je puis te dire, car je tombe de sommeil et de faiblesse». E qualche mese prima, il pianista non aveva esitato a fargli una richiesta amichevole: «Mon Cher, Envoie-moi un peu de ton Bordeaux. Il faut que je boive aujourd’hui un peu de vin et je n’en ai d’aucune sorte». Dopo qualche esecuzione in forma privata durante il 1847, la Sonata fece parte del programma dell’ultimo concerto pubblico tenuto da Chopin, il 16 febbraio 1848 alla Salle Pleyel, ma il pianista non se la sentì di affrontare il primo movimento, che venne omesso in quell’occasione.

E difatti l’Allegro moderato iniziale è particolarmente impegnativo, sia dal punto di vista della scrittura pianistica sia da quello della durata: con la ripetizione dell’Esposizione, il movimento dura quanto gli altri tre messi insieme. La tonalità è sol minore, la stessa di un Trio giovanile (1828-29), e il pianoforte inizia ad esporre il primo tema per poi cedere la preminenza al violoncello, che lo presenta (dolce) nella sua interezza. Una pausa precede il secondo tema, un pensoso motivo – armonicamente ambiguo – a modo di corale: altre idee tematiche seguono e la fine dell’Esposizione è preceduta da vigorose scale per entrambi gli strumenti, l’una ascendente per il violoncello, l’altra discendente per il pianoforte. Lo Sviluppo è introdotto nuovamente dal pianoforte e Chopin rielabora tutto il materiale: l’andatura animata è interrotta nuovamente dal secondo tema e un breve episodio in maggiore porta alla Coda.

Segue uno Scherzo in re minore di una grande energia ritmica, che inquadra al suo centro un Trio (cantabile) in maggiore, affidato interamente al lirismo del violoncello. Pur nella sua brevità, il successivo Largo (in 3/2, e nuovamente indicato cantabile), è il cuore della Sonata, un’oasi di tranquillità, quasi un Notturno dalle armonie sempre elusive, in cui il discorso – ora dolente, ora sereno – è condotto a turni dai due strumenti.

Si torna inequivocabilmente a sol minore per il Finale, anch’esso – come il primo movimento – in forma-sonata, con due temi contrastanti (il primo ha le movenze di una tarantella), ma accomunati da un ritmo puntato. Chopin ci ricorda il suo debito a Bach, assoggettando il primo tema ad un trattamento in canone, e il movimento si conclude con una brillante Coda che vira a sol maggiore per le ultime 35 battute.

Andrew Starling

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