Bach e le sue Partite, da «variazione» a «suite»

by | 9 Mar 2017

Può sorprendere che soltanto nel 1731, quando aveva quarantasei anni ed era Director Musices della città di Lipsia da otto, Johann Sebastian Bach diede alle stampe le sei Partite per cembalo come la sua Opus 1 ufficiale, dopo che i lavori erano apparsi singolarmente tra il 1726 e il 1730. L’insieme costituì il primo volume del Klavier-Übung (o «esercizi per tastiera») ed è probabile che Bach abbia preso l’esempio dal suo predecessore come Kantor della Thomaskirche, Johann Kuhnau, che nel 1689 e nel 1692 aveva fatto stampare due raccolte con lo stesso titolo, ciascuna composta non da sei, ma da sette «Partien», che coprivano i sette gradi della scala diatonica (la prima serie in tonalità maggiori, la seconda in tonalità minori). E un annuncio apparso sul Leipziger Post-Zeitungen nel 1730 lascia intuire che anche Bach avrebbe avuto l’intenzione di scrivere un settimo brano, ma di questo lavoro – se mai è esistito – non è rimasta traccia.

Il termine Partita, a metà del Seicento, era sinonimo di «variazione», come attestano le varie pagine di Girolamo Frescobaldi, e non è certo un caso che il primo ad impiegare la parola italiana in terre tedesche, Johann Froberger, sia stato un allievo del grande musicista ferrarese (e con questo significato anche Bach aveva utilizzato il termine in gioventù per definire alcuni brani organistici). Ma nel secondo decennio del Settecento, Partita era diventata un sinonimo di «Suite»: o meglio, designò una forma più moderna della Suite che, pur mantenendo la successione delle quattro danze tradizionali – Allemanda, Corrente, Sarabanda e Giga – accomodava altre movenze di danza, soprattutto di derivazione francese. Bach era assolutamente all’avanguardia sotto questo aspetto e le sei Partite sono una piccola enciclopedia delle danze à la mode dell’epoca, con una entrée «internazionale» di volta in volta diversa: Præludium, Sinfonia, Fantasia, Ouverture, Præambulum e Toccata. Tra le danze, prevalentemente francesi, che si inseriscono durante il corso dei lavori – e che nel titolo della raccolta sono definite da Bach come delle «galanterie» – troviamo dei Menuets, un Tempo di Minuetto, un Rondeau, un Tempo di Gavotta, un Passepied, un Capriccio, una Burlesca, uno Scherzo, un’Aria (all’italiana) e un’Air (alla francese).

La Seconda Partita è del 1727, quando Bach stava lavorando alla Passione secondo Matteo, ed è in un do minore severo, aprendo con un’inconsueta «Sinfonia» articolata in tre episodi: drammatico il primo in tempo lento (Grave adagio), nello stile di un’Ouverture francese, seguito da un Andante più lirico (di gusto italiano) sopra un basso ostinato «ambulante» e da una Fuga, più animata, a due voci. Più convenzionali i tre brani successivi, un’Allemande fluente, seguita da due pagine dai giochi ritmici più intricati, una Courante in stile francese e una Sarabande calma e scorrevole. Il clima si rianima con il Rondeau alla francese – quattro refrains si alternano a tre couplets intermedi – il cui ritmo di giga evidentemente precluse la consueta Giga che chiude tutte le altre Partite. Al suo posto Bach inventa un brillante Capriccio fantasioso, denso di contrappunto, i cui «salti» di decima – per entrambe le mani – sono un bel banco di prova per ogni interprete.

Andrew Starling

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