La Sonata in fa maggiore K. 332 di Wolfgang Amadeus Mozart

by | 14 Apr 2017

Mozart si era stabilito a Vienna da tre anni, quando le tre Sonate per pianoforte K. 330-332 vennero pubblicate da Artaria nell’estate del 1784.  Sulla data della loro composizione si è discusso a lungo, chi proponendo il 1779 (dopo il ritorno del musicista da Parigi a Salisburgo), chi il 1781 a Monaco (in occasione della prima esecuzione di Idomeneo), ma oggi le pagine sono generalmente ascritte ai mesi estivi passati a Salisburgo nel 1783,  quando finalmente – e con una certa trepidazione – il musicista si presentò al padre e alla sorella per la prima volta con la moglie Constanze, sposata a Vienna più di un anno prima. (E fu in quell’occasione che ebbe la sua prima – e forse unica – esecuzione la celebre Messa in do minore, con una parte per il soprano solista ritagliata su misura per Constanze.)

L’anno seguente, Mozart colse un successo dopo l’altro a Vienna come autore-interprete di nuovi Concerti per pianoforte – ben sei lavori durante il corso del 1784 – e si ha l’impressione che le Sonate, preparate con ogni probabilità a beneficio delle sue numerose allieve, siano passate sotto la loro «ombra». Ma Mozart non va mai sottovalutato, come dimostra la Sonata in fa maggiore in programma per il debutto a Perugia di Seong-Jin Cho, particolarmente ricca di materiale tematico e di esplorazioni armoniche, che vanno ben oltre le convenzioni della forma- sonata dell’epoca. E abbiamo la fortuna di possedere sia il manoscritto autografo del lavoro che la prima edizione a stampa (riveduta, è evidente, dallo stesso autore), la quale aggiunge numerosi dettagli – indicazioni dinamiche e ornamentazioni – che mancano nell’autografo.

Non meno di cinque gli spunti tematici dell’Allegro iniziale, che soltanto dopo continue divagazioni armoniche arriva alla «dominante» di do maggiore, tonalità che in altre circostanze sarebbe stata di regola per un secondo soggetto. Nella cantabilità dell’Adagio centrale si è tentati di individuare un omaggio all’agilità vocale di Constanze, soprattutto nella seconda parte: siamo in si bemolle maggiore (con una modulazione immediata in minore) e la seconda parte del movimento è una ripetizione della prima, ma con una serie di preziosi abbellimenti nella parte melodica della mano destra – assenti nel manoscritto autografo – che ci permettono di rivivere le decorazioni delicate improvvisate da Mozart sul momento. E quindi scatta l’energia brillante dell’Allegro assai conclusivo, in una forma-sonata più convenzionale: ad un primo motivo molto animato si contrappone un secondo tema più lirico (dolce), ai quali, nello «sviluppo», si aggiunge un nuovo motivo sinuoso.

Dopo tanta animazione, le ultime battute (calando) tornano al clima leggero dell’inizio della Sonata, e un’eventuale ripetizione della seconda parte del movimento è lasciata alla discrezione dell’interprete.

Andrew Starling

 

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