Le Quattro memorabili «Ballate» di Fryderyk Chopin

by | 28 Apr 2017

Se per gran parte della sua produzione pianistica, Chopin ricorse a titoli «classici» (Studio, Preludio, Scherzo) o di recente coniazione (Impromptu, Nocturne), il caso della «Ballata» è diverso, essendo la prima volta che il termine venne scelto per una pagina musicale esclusivamente strumentale. Il riferimento è ad una forma letteraria, a quelle poesie strofiche – e narrative – che conobbero una grande voga in Germania già alla fine del Settecento ad opera di Herder, Goethe e Schiller: soggetti «primitivi», spesso truculenti, di un lontano passato nordico interpretati in chiave protoromantica, che ben presto ispirarono Carl Loewe e Franz Schubert ad un numero consistente di pagine per canto e pianoforte (tra cui l’Erlkönig goethiano e l’Edward di Herder, messi in musica da entrambi).

Da qui nacque la premura degli editori della prima Ballata chopiniana a precisare nel 1835 che si trattava di una Ballade «ohne Worte», senza parole, come i Lieder ohne Worte di Mendelssohn, il cui primo volume era apparso pochi anni prima. Musiche astratte, quindi, verrebbe da  presumere, sennonché nel 1836 Chopin fece visita a Robert Schumann a Lipsia, portandosi appresso le prime due Ballate (la Prima appena pubblicata, la Seconda in una versione non ancora definitiva) e affermando che erano state le Ballady in versi del compatriota Adam Mickiewicz a stimolare la loro composizione. È una questione che ha fatto scorrere fiumi di inchiostro, ma che la maggior parte degli studiosi tendono oggi a relegare in secondo  piano. Non possiamo certamente ignorare che Chopin e Mickiewicz siano stati degli artisti «portavoce», degli esuli tormentati, di una Polonia sconvolta dall’insurrezione del 1830/31 – fallita – contro il dominio russo, ma nello stesso tempo è bene riconoscere che l’espressività creativa di Chopin, la traduzione in musica di stati d’animo di un grande impeto, non necessiti di sostegni extra-musicali.

Le quattro Ballate sono pagine memorabili e coprono un periodo tra i più tranquilli della breve vita del musicista: la Prima risale ai primi anni passati come émigré a Parigi, mentre quelle successive, pubblicate tra il 1839 e il 1843, vennero composte in gran parte nella serenità del retrait di campagna di George Sand, prima della rottura traumatica con la scrittrice nel 1847. Sugli aspetti formali dei brani sono state spese molte parole: si individua un certo rispetto per la sonata-allegro, una contrapposizione tra due temi contrastanti (a volte preceduti da una breve introduzione), ma le continue modulazioni armoniche, contravvenendo a ogni «regola» classica, ci avvicinano alla libertà della variazione, così come l’alternanza tra un clima lirico e uno drammatico  è spesso repentina e del tutto inaspettata. La struttura delle pagine è a grandi linee tripartita: l’esposizione di due temi principali, subito variati, viene seguita da uno «sviluppo» di una grande imprevedibilità, dopo di che Chopin riprende i due motivi, generalmente in ordine inverso. Tende a ricomparire per primo il secondo tema, lasciando al primo il compito «simmetrico» di portare il brano ad una conclusione brillante (eccezion fatta per la Coda mesta della Seconda Ballata). E soprattutto notiamo come Chopin privilegi un andamento ritmico «narrativo», tempi puntati, detti «composti» (6/4 nella Prima Ballata, 6/8 – il classico ritmo da «Barcarolle» – in quelle successive), che rispecchiano la metrica elastica e flessibile della Ballade in versi.

Per il suo primo esperimento con il genere, in sol minore, Chopin anticipa il germe del tema principale con un’introduzione in tempo lento, passando a Moderato (e al ritmo 6/4) per l’esposizione del motivo per intero, in  re minore. Segue un secondo tema (Meno mosso e sotto voce), in mi bemolle maggiore, e dopo rielaborazioni che migrano in la maggiore e do diesis minore, ricompare il primo tema nella sua forma originale, preludiando alla tempestosa Coda (Presto con fuoco) in tempo ordinario (4/4, come l’introduzione).

Per i restanti lavori, Chopin adotta il tempo unico di 6/8, evidente già nella serenità cullante della prima pagina (Andantino) della Seconda Ballata (fa maggiore), seguita da un violentissimo secondo soggetto (di nuovo Presto con fuoco) in la minore. Il contrasto non poteva essere più drammatico, e dopo  una nuova comparsa del Presto con fuoco, il brano sembra avviarsi ad una conclusione particolarmente convulsa. Ma un’interruzione improvvisa porta ad una ripresa scarnificata del primo tema (pianissimo), non più nella tonalità rassicurante di fa maggiore, bensì in quella malinconica e nostalgica di la minore.

Più sereno il clima della Terza Ballata (la bemolle maggiore), così come è più argomentata la sua struttura formale e più ricco il suo materiale tematico, tutto presentato inizialmente in tonalità maggiore. Una lunga introduzione (Allegretto, che verrà ripresa anch’essa nel corso del lavoro) precede un incantevole primo tema (mezza voce) a modo di danza, seguito da un secondo motivo di semicrome scorrevoli (dolce). Un episodio in do diesis minore, pieno di tensione, ci riporta a la bemolle per una riaffermazione enfatica e conclusiva del motivo secondario (fortissimo e con bravura).

Con l’ultima Ballata (in fa minore), la più lunga delle quattro, ci troviamo di fronte a uno dei capolavori in assoluto di Chopin, pagina che sta accanto ad altre che seguiranno negli anni successivi, la Sonata in si minore, la Polonaise- Fantaisie e la Barcarolle. Sette battute introduttive portano ad un tema principale (mezza voce) dalle inflessioni slave, seguito da un secondo motivo (dolce) in si bemolle maggiore. La loro rielaborazione è di una grande complessità (si nota uno sviluppo dei due temi in contemporanea, l’uno sovrapposto all’altro) e porta infine ad un climax di accordi accentuati (stretto e fortissimo) che culminano in un’interruzione repentina: la calma momentanea di cinque accordi in pianissimo prelude alla tumultuosa Coda, passaggio ancora oggi tra i più impegnativi e insidiosi dell’intera letteratura pianistica.

È una pagina che ci invita a riflettere sulla definizione di Goethe del genere della Ballade in versi, una combinazione tra i tre tipi basilari (Aller drei Grundarten) della poesia: il lirico, l’epico e il drammatico.

Andrew Starling

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