Luigi Boccherini, il «Fandango» e le nacchere

by | 5 Mag 2017

Violoncellista di grande precocità e figlio d’arte – il padre Leopoldo era un noto contrabbassista – il lucchese Luigi Boccherini partì quattordicenne assieme al padre per Vienna (siamo nel 1758), dove suonarono nell’orchestra del teatro imperiale per la stagione dell’opera italiana. Vi fecero ritorno tra il 1760-61, e dopo un terzo soggiorno viennese, Boccherini e il violinista Filippo Manfredi, suo concittadino, si recarono per un anno a Parigi. Da lì proseguirono per Madrid, ove tra il 1769-70 entrambi trovarono impiego presso la corte  del fratello del re, l’Infante don Luis, e se Manfredi fece ritorno a Lucca dopo pochi anni, Boccherini non lasciò più la Spagna per il resto della vita.

Dopo aver seguito don Luis nel suo «esilio» ad Arenas di San Pedro (l’Infante era stato allontanato dalla corte madrilena a causa di un matrimonio morganatico), Boccherini fece ritorno a Madrid nel 1786 ed è a questo periodo (1788) che risale il Fandango, scritto in un primo momento per un Quintetto con due violoncelli e trascritto nel 1798 in una versione con chitarra su commissione di Francisco de Borja, marchese di Benavent. L’ispirazione per la pagina, di un’inventiva trascinante, venne – per ammissione dello stesso Boccherini – dalle esibizioni di un insolito chitarrista, il frate cistercense Don Basilio (tal Miguel García), molto amato dai reali, e figura importante nella storia dello strumento. Nella sua forma popolare, la danza del fandango, dai ritmi ossessivi, era accompagnata da una chitarra, dalle nacchere (o dal battito delle mani, le palmas) e da un tamburello (o sistro), e ad un certo punto nel movimento conclusivo del Quintetto, già nella sua prima versione, Boccherini invita il primo violoncello a deporre lo strumento per una trentina di battute e a prendere in mano le nacchere (o castañeteo, «alla maniera delle castagnette», come riportato nella partitura). Oggigiorno, è ormai prassi consolidata affidare le nacchere ad un esecutore indipendente, che continua ad animare il brano fino alla sua conclusione, e immaginiamo che l’esecuzione durante il concerto di chiusura della Stagione 2016-17 ci riserverà più d’una sorpresa godibile.

Andrew Starling

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