Richard Wagner e i «Leitmotive»

by | 26 Mag 2017

Se ai numerosi teatri lirici che oggi sono attivi in tutto il mondo aggiungiamo i mezzi tecnologici moderni che abbiamo a disposizione, è facile dimenticare che, negli ultimi decenni dell’Ottocento, assistere alle opere e ai «drammi musicali» di Richard Wagner era un’impresa molto ardua. Le novità esigenti dei linguaggi strumentali e vocali di Wagner crearono moltissime difficoltà: la Hofoper di Vienna,  tra il 1862 e il 1863, era disposta a presentare per la prima volta Tristano e Isotta, ma dopo una settantina di prove il progetto venne abbandonato, mentre l’edizione parigina (1861) del Tannhäuser – ricevuta malissimo, se non da intellettuali e poeti come Charles Baudelaire – richiese più di  170 prove. E se non fosse stato per l’ammirazione e la generosità di Ludwig II, è da domandarsi se Wagner avrebbe portato a termine la Tetralogia dell’Anello del Nibelungo e se il Festspielhaus di Bayreuth, che dopo il 1876 diventò meta per centinaia e centinaia di «pellegrini» musicali, sarebbe mai stato completato.

In queste circostanze, è più che comprensibile che sia stato lo stesso Wagner a proporre l’esecuzione di «estratti» delle sue opere in forma di concerto e approvare trascrizioni pianistiche delle opere ancora prima della loro esecuzione (ed è interessante notare che le prime esecuzioni  in forma di concerto del solo Preludio del Tristano, già nel 1859, furono dirette da Hans von Bülow a Praga e da Franz Liszt a Lipsia). Nel 1855 Wagner diresse l’Ouverture del Tannhäuser a Londra, su richiesta della regina Vittoria; nel 1860, a Parigi, presentò tre concerti con pagine dal Vascello fantasma, dal Tannhäuser e dal Lohengrin, assieme al Preludio del Tristano; a Vienna, nel 1863, diresse estratti dai Maestri cantori, dal Tannhäuser, dall’Oro del Reno (il Preludio) e dalla Valchiria (tra cui l’«Addio di Wotan»); e a San Pietroburgo, sempre nel 1863, fece ascoltare pagine delle stesse opere, alle quali aggiunse anche brani dal Sigfrido e – a quanto pare per la prima volta – la cosiddetta «Liebestod» dal Tristano, a seguire il Preludio.

Oltretutto, era un modo molto efficace per introdurre gli ascoltatori all’utilizzo   che   il   musicista   faceva   dei   Leitmotive   –   quei «motivi conduttori» che rappresentano personaggi e luoghi, come anche oggetti e soprattutto stati d’animo – che formano la base strutturale dei drammi musicali. In realtà, Wagner non amava il termine: preferiva parlare e scrivere di «un tessuto di temi basilari» (Gewebe von Grundthemen) e di «momenti melodici» che costituiscono degli «indicatori di sentimenti» (Gefühlswegweiser) nella tortuosa costruzione dei drammi.

Andrew Starling

 

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