Alfred Schnittke e il «polistilismo» della Suite in stile antico

by | 1 Giu 2017

Alfred Schnittke, scomparso ad Amburgo nel 1998 all’età di soli 63 anni, è stato uno dei più celebri compositori russi dopo Shostakovich, ma allo stesso tempo uno dei più difficili da «definire», tanta è stata la contraddizione tra gli elementi che costituivano il suo «polistilismo»: la tonalità si contrappone all’atonalità, la consonanza alla dissonanza, la parodia alla spiritualità, e la continua varietà dei tessuti armonici e delle dinamiche è particolarmente marcata.

La stessa vita di Schnittke fu piuttosto tormentata: nato a Engels da una madre di origine tedesca e da un padre ebreo della Lettonia, studiò tra il 1953 e il 1958 al Conservatorio di Mosca, ove in seguito insegnò la strumentazione. Ma i suoi primi lavori, molto radicali, non ebbero l’approvazione dell’Unione dei Compositori ed egli dovette ricorrere alla composizione di musiche da film per sopravvivere. Poco per volta si allentarono le restrizioni delle autorità sovietiche e i brani di Schnittke cominciarono  a sbarcare  in Occidente,  grazie  soprattutto  all’aiuto di amici come Mstislav Rostropovich, Vladimir Spivakov, Yuri Bashmet e Gidon Kremer (il quale eseguì un suo brano a Perugia già nel 1977).

Nel 1990 Schnittke si trasferì stabilmente ad Amburgo, ove fu nominato professore di composizione presso la Musikhochschule (in successione a György Ligeti), e la sua produzione venne finalmente alla conoscenza di un pubblico sempre più vasto: nove Sinfonie, sei Concerti grossi, Concerti per violino, violoncello e pianoforte (nonché per violino, viola e violoncello), un Quintetto con pianoforte, quattro Quartetti per archi (il quarto ebbe la sua prima esecuzione italiana proprio a Perugia), tre opere liriche e vari lavori vocali e corali. Dopo aver subìto un ictus nel 1985, la salute di Schnittke andò peggiorando e la morte prematura lo colse, come abbiamo ricordato, nel 1998.

La Suite in stile antico nacque nel 1972 nella sua versione originale per violino e pianoforte (o clavicembalo) ed è un delizioso pastiche che imita vari aspetti della musica barocca, anche quei generi che riguardono il palcoscenico (come i movimenti intitolati Balletto e Pantomima). In realtà, i brani erano stati già composti nel corso degli anni ’60, quel decennio particolarmente difficile per Schnittke, quando dovette guadagnare da vivere scrivendo musiche da film: la Pastorale e il Balletto provvengono dalla commedia Avventure di un dentista; la Fuga da un documentario su un atleta (Sport, Sport, Sport); e il Minuetto e la Pantomima da cartoni animati per bambini. Nel 1987 la Suite venne trascritta per orchestra da camera da Vladimir Spivakov e Vladimir Milman, versione in cui si nota in modo particolare un gioco agile tra gli oboi e i violini.

La tenera Pastorale iniziale, in tempo di siciliana, è seguita da un animato Balletto in re maggiore e da un nostalgico Minuetto in la minore (quest’ultimo con una parte per il clavicembalo come «continuo»). Un’energica Fuga, anch’essa in la minore, conduce alla delicata Pantomima finale (in do maggiore), che abbandona la dinamica pianissimo soltanto verso la fine,  con un lungo – e inatteso – accordo dissonante. Si riprende la prima parte, e la breve Coda termina con dei trilli per i primi violini e con altri accordi (pp) che, con un gesto tipico di Schnittke, lasciano l’armonia del tutto irrisolta.

Andrew Starling

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