Il «Quatuor pour la fin du Temps» di Olivier Messiaen

by | 13 Lug 2017

L’avignonese Olivier Messiaen (1908-1992) è stato un indiscutibile punto di riferimento nel panorama della musica del Novecento, sia per l’assoluta coerenza delle proprie scelte artistiche, sostenute da un linguaggio altamente originale che è frutto di una lunga ricerca sul piano del ritmo e del timbro, sia per la sua instancabile attività di didatta e teorico, svolta principalmente al Conservatorio di Parigi, dove ha contribuito a formare almeno più di due generazioni di compositori (tra cui Pierre Boulez, Karlheinz Stockhausen, Iannis Xenakis e George Benjamin). Nell’opera di Messiaen si possono individuare due indirizzi particolari, apparentemente inconciliabili tra loro: da un lato la fede cattolica che ha animato di un’ispirazione religiosa numerose delle sue composizioni organistiche, pianistiche ed orchestrali (ma anche altre pagine ispirate all’amore umano, riflesso dell’amore divino, come la Turangalîla Symphonie, senza dimenticare l’opera St-François d’Assise); e dall’altro lo studio del canto degli uccelli, che è alla base di tante altre composizioni, prima fra tutte l’enciclopedico Catalogue d’oiseaux per pianoforte.

Sebbene la musica da camera non sia il campo nel quale si è manifestato con più evidenza il talento creativo dell’autore, il Quatuor pour la fin du Temps, vasto affresco di ininterrotta tensione espressiva, risulta indubbiamente come un lavoro emblematico nel quale si possono scorgere le  due linee maestre della poetica di Messiaen (tra l’altro è la prima delle sue composizioni in cui appare il canto degli uccelli), insieme all’applicazione delle sue teorie armoniche e ritmiche. Le circostanze della sua composizione – e del suo inconsueto organico – sono ben note, ma non per questo meno singolari. Arruolatosi nel 1939 come infermiere nell’esercito francese, Messiaen fu catturato nel giugno 1940 insieme ad un altro soldato, il clarinettista Henri Akoka, e al loro comandante, il violoncellista Etienne Pasquier, e furono deportati al campo di prigionia di Görlitz in Slesia, nell’odierna Polonia. Lì conobbero un quarto musicista, il violinista Jean Le Boulaire, e Messiaen, una volta ottenuto il materiale necessario, si mise di buona lena a scrivere il Quatuor: «Sono partito da una figura da me molto amata, quella dell’Angelo che annuncia la fine del Tempo, ed ho scritto un quartetto per gli strumenti – e gli strumentisti – che avevo sotto mano». Le condizioni della prima esecuzione, il 15 gennaio 1941 davanti a diverse centinaia di prigionieri, furono disastrose, soprattutto a causa del freddo intenso e delle condizioni pietose degli strumenti (ma al violoncello di Pasquier non mancava una quarta corda, come Messiaen amava ripetere dopo l’evento!). Rilasciati pochi mesi dopo, sia Messiaen che Pasquier parteciparono alla prima esecuzione del brano a Parigi, nel giugno 1941. Nell’introduzione alla partitura, lo stesso Messiaen spiega il senso e l’origine dell’opera, alla base della quale sta il seguente brano tratto dall’Apocalisse di Giovanni: «Vidi poi un altro angelo, possente, discendere dal cielo: era avvolto in una nube e l’arcobaleno cingeva il suo capo; la sua faccia brillava come il sole; le sue gambe sembravano  colonne di fuoco. Posto il piede destro sul mare e il sinistro sulla terra, levò la mano destra verso il cielo e giurò nel nome di Colui che vive nei secoli dei secoli: “Non vi sarà più Tempo, ma quando il settimo angelo farà udire il suono della sua tromba, allora sarà consumato il mistero di Dio”».

Nei suoi commenti ai singoli movimenti, Messiaen fa anche una descrizione molto dettagliata di una vasta gamma di colori, che saremmo tentati di considerare «fantasiosa», ma che invece è la prima manifestazione di quella condizione di sinestesia che gli permise di visualizzare i suoni a colori. Una visione della «fine del Tempo» come l’ultimo «inizio», quello dell’Eternità. Il Quatuor impiega tutti e quattro gli strumenti soltanto nel primo e nel sesto movimento (e a tratti nel secondo e nel settimo) e riportiamo sotto alcuni dei commenti scritti dallo stesso autore.

Andrew Starling

Foto in cima da http://www.dzone.co/olivier-messiaen.html

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