L’esaltante omaggio di César Franck a Johann Sebastian Bach

by | 3 Nov 2017

Dopo un programma ricco di pagine illustri di Johann Sebastian Bach e trascrizioni pianistiche di sue opere a cura di Ferruccio Busoni, Alexander Siloti, Sergei Rachmaninov ed Egon Petri, il concerto di Alessandro Taverna del 5 novembre 2017 si chiuderà con un omaggio al maestro di Lipsia da parte del belga César Franck, uno degli ultimi epigoni del tardo romanticismo francese, movimento sul quale pesò – spesso a dismisura – l’influenza di Richard Wagner.
La stessa biografia di Franck, nato a Liegi nel 1822, è abbastanza curiosa, divisa com’è in periodi ben distinti che lo videro a turni pianista concertista, organista, professore e compositore. Dopo una gioventù travagliata, quando venne sfruttato senza ritegno dal padre come bambino prodigio e insegnante privato, Franck si liberò dal giogo paterno a Parigi, sposando un’attrice della Comédie française e diventando, nel 1858, titolare dell’organo della Chiesa di Ste-Clotilde,  dove le sue improvvisazioni suscitarono una grande ammirazione, tra gli altri, da parte di Franz Liszt. Il 1872 fu l’anno di svolta: il musicista venne nominato professore d’organo al Conservatorio di Parigi e il  suo insegnamento – che transitava con una certa licenza anche per il campo  della  composizione  –  creò  uno stuolo  di  discepoli  devoti al «Père Franck», tra cui Henri Duparc, Ernest Chausson, Vincent d’Indy e Paul Dukas. E gli ultimi quindici anni della sua vita furono di una grande creatività, con la maggior parte dei lavori per i quali è oggi ricordato: la Sinfonia e i poemi sinfonici, la Sonata per violino, il Quintetto con pianoforte, il Quartetto per archi e le ultime pagine per pianoforte e per organo.

Il Prélude, Choral et Fugue in questione nacque nel 1884, dopo quasi quarant’anni in cui il musicista, forse memore delle infelicità giovanili, aveva rinunciato a destinare pagine al pianoforte. In un primo momento – è l’allievo Vincent d’Indy a precisarlo – doveva trattarsi di un solo Preludio e Fuga (sull’esempio dei Preludi  e fughe di Mendelssohn), ma nel corso del lavoro egli aggiunse il Choral centrale, elemento fondamentale che dà espressione a quella ciclicità tematica per la quale Franck era già celebre. In tutti e tre i movimenti si notano motivi cromatici discendenti – chiaro rimando, in più punti, alla Cantata Weinen, Klagen, Sorgen, Zagen di Bach, che a Liszt aveva già ispirato delle Variazioni, in versioni sia per pianoforte che per organo – e nel Choral compare un secondo motivo, i cui intervalli di quarta discendente richiamano – anzi, anticipano – il Leitmotif delle campane del Parsifal di Wagner.

Malinconico e contenuto il clima del Preludio, in si minore, dove Franck si dimostra maestro consumato del cosiddetto «jeu perlé» francese, alludendo nelle prime pagine – senza riprodurne le quattro note esatte –  al cognome di B-A-C-H tradotto in musica. Per il Choral centrale Franck modula a mi bemolle maggiore e dopo una dozzina di battute introduce il motivo delle «campane» con grandi accordi arpeggiati (dapprima pianissimo, e in seguito fortissimo) e con salti spericolati per la  mano sinistra. Un episodio di transizione (Poco allegro), in cui Franck si mette alla ricerca di un soggetto per la Fuga, sfocia nella Fuga vera e propria, di nuovo in si minore, pagina inesorabile – sebbene poco rigorosa nel suo contrappunto, come fece notare con cattiveria il bisbetico Saint-Saëns – che culmina (Come una cadenza) nella ricomparsa sia delle filigrane iniziali del Prélude sia del motivo delle «campane». Poco per volta, le sonorità si sono trasformate in quelle di un grandioso «organo pieno», e la tonalità vira a maggiore per l’apoteosi finale.

Un omaggio esaltante e di una grande sincerità, una riflessione su quel ricchissimo patrimonio bachiano che accompagnerà l’ascoltatore fino al concerto di chiusura della stagione attuale, quando la melodia di Wachet auf! suonerà di nuovo sotto la bacchetta di John Eliot Gardiner.

 

Andrew Starling

 

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