SAGRA MUSICALE UMBRA

Gli eventi e i luoghi del festival più antico dell’Umbria, con voi dal 1937

L’anno scorso, sulla terra che è la culla della Sagra Musicale Umbra si è aperta una ferita, la ferita del sisma che è ben lontana dall’essere cicatrizzata. L’edizione 2017 del Festival non può non tener conto di quella lacerazione e dell’immenso disagio da essa prodotto. È anche questo uno dei motivi che ha spinto la direzione artistica a intitolare il percorso programmatico con la parola «Fratres», prendendo spunto dalla celebre composizione di Arvo Pärt, il massimo interprete della spiritualità musicale contemporanea, che ha onorato della sua presenza l’edizione 2016 del Festival e il Concorso di composizione «Francesco Siciliani», al quale ha dato un decisivo contributo come membro della giuria.

Il tema della fratellanza è stimolato anche dalla ricorrenza del Quinto Centenario della Riforma Protestante di Martin Lutero. Quell’evento che aprì nell’Europa una divisione persistente, offre l’occasione per ripensare, attraverso testimoni altissimi dell’arte musicale, all’unità dei cristiani. La cultura moderna europea è figlia dell’immensa tragedia di uno scontro religioso, quello che tra la seconda metà del Cinquecento e la prima metà del Seicento insanguinò l’Europa, culminando nella strage della Guerra dei Trent’anni. Dalla riconciliazione della Pace di Westfalia del 1648, con la sua proclamazione del diritto alla libertà di culto, scaturì la rinascita della cultura, dell’umanesimo, della scienza moderna, dei princìpi liberali che la filosofia dei lumi consegnò al mondo come base ideale della giustizia sociale e della democrazia.

La Sagra intende sottolineare nella presente edizione la comune appartenenza alla fonte del Vangelo, mettendo a confronto ravvicinato l’espressione della fede tradotta in musica in quei due mondi così lungamente contrapposti e infine riconciliati, proprio nel mai interrotto dialogo dell’arte musicale. Senza i viaggi di studio dei compositori nordici nella Venezia di Monteverdi e nella Roma di Frescobaldi, il percorso della musica evangelica non avrebbe potuto approdare a Bach. Senza la sintesi suprema di Bach, tutta la musica moderna, cattolica o protestante, sacra o profana, non avrebbe mai potuto raggiungere i vertici del Classicismo, del Romanticismo e del Novecento.

Il concerto di inaugurazione della Sagra Musicale Umbra vede il ritorno di Juraj Valčuha, un direttore che ha legato la sua presenza al Festival nelle ultime due edizioni, alla guida dell’Orchestra della NDR di Amburgo, oggi denominata Elbphilharmonie, dopo l’inaugurazione della splendida nuova sede, capolavoro dell’archittettura contemporanea. Al direttore e all’orchestra è stato chiesto di portare al Teatro Morlacchi la Sinfonia n. 5 «della Riforma» di Felix Mendelssohn, illustre figlio della città di Amburgo e promotore del riconoscimento di Johann Sebastian Bach come figura paterna della musica europea. Quella Sinfonia, oltre ad essere stata composta in omaggio a Lutero, ha la sostanza di un monumento musicale eretto allo spirito di Bach. L’opulento programma comprende inoltre due poemi sinfonici di Richard Strauss, Don Juan e Morte e trasfigurazione.

Il programma prende idealmente le mosse dal paesaggio musicale incontrato da Lutero nel suo celebre viaggio a Roma del 1511, ricostruito dal Concerto Romano di Alessandro Quarta nel programma destinato al fascino architettonico e acustico della Chiesa templare di San Bevignate. Da questo concerto, di significato altamente simbolico, parte un dialogo che si è cercato di stabilire in tutti gli appuntamenti in programma. Un dialogo fra le opere  musicali di creatori consegnati dalla Storia a due fronti contrapposti, entrambi nel nome di Cristo. Per esempio, nel Santuario della Madonna dei Miracoli a Castel Rigone si potrà ascoltare il simbolo stesso della polifonia controriformistica, la Missa Papae Marcelli di Palestrina, messa per la prima volta a confronto con l’elaborazione che Bach realizzò di un altro gioiello del Prenestino, la Missa sine nomine, la cui esecuzione è affidata alla perfezione esecutiva dell’Ensemble Odecathon guidato da Paolo da Col, che per l’elaborazione bachiana si unisce all’ensemble di cornetti e tromboni Nova Alta.

Altro momento esecutivo esemplare è quello che la Sagra consegna alla Chiesa perugina intitolata a San Filippo Neri (il creatore dell’Oratorio), dove l’autorevolezza interpretativa di cui è capace l’Ensemble vocale e strumentale La Nuova Musica guidata da David Bates, metterà a confronto due capolavori nati alla metà del Seicento, l’uno nella Roma della Confraternita del Crocifisso, l’Historia sacra del Jefte di Carissimi, l’altro nella Germania protestante straziata dalla Guerra dei Trent’anni, le commoventi Musikalische Exequien del massimo compositore tedesco del XVII secolo, Heinrich Schütz, l’autentico creatore di quella civiltà musicale che culmina in Johann Sebastian Bach.

È Bach che la Sagra assume come punto supremo di riconciliazione artistica della cultura europea. L’esecuzione delle quattro Messe brevi, sul testo latino dell’Ordinarium, vuole essere un esempio della visione ecumenica che da quella musica scaturisce. Nella Basilica di San Pietro a Perugia, la Kölner Akademie diretta da Alexander Willens si farà carico di rivelare al pubblico italiano questi quattro capolavori, così strettamente imparentati alla sintesi finale della Messa in si minore, così come, nel concerto finale del Festival, l’Estonian Philharmonic Chamber Choir, guidato da Filippo Maria Bressan e unito all’Orchestra da camera di Perugia, darà vita al glorioso Magnificat, l’altra folgorante pagina di Bach composta sul testo latino, e quindi condivisa fra le due confessioni, nel comune senso di appartenenza alla famiglia cristiana. In questo concerto, che nella Basilica Superiore di San Francesco in Assisi sigilla il percorso della Sagra Musicale, figura in programma anche la Berliner Messe di Arvo Pärt, l’autore che con Bach condivide una particolare frequenza nei programmi di questa edizione. L’opera, nata nel 1990 e destinata alla capitale di una Germania appena riunificata dopo decenni di tragica divisione, è un altro simbolo potente del messaggio umanistico che il Festival affida al suo programma, osservando la sua missione di offrire alla comunità il balsamo della musica dello spirito nei luoghi dello spirito, soprattutto ora che quei luoghi portano i segni dolorosi prodotti dalla violenza degli elementi. L’Estonian Philharmonic Chamber Choir è da sempre l’interprete di riferimento della musica corale di Arvo Pärt, in qualche modo la sua voce ‘autentica’.

La composizione che dà alla Sagra il suo emblema, Fratres di Arvo Pärt, è affidata all’arte di un interprete intensissimo quale Hugo Ticciati, che fu la rivelazione del Festival 2016. Insieme ai musicisti di O/Modernt, il Festival svedese promosso dallo stesso Ticciati, la commovente pagina di Pärt sarà presentata al pubblico nello splendore artistico del Santuario di Mongiovino a Panicale, uno dei più preziosi scrigni d’arte dell’Umbria. Là Ticciati esplorerà in una sua personale rielaborazione la Ciaccona per violino solo di Bach cavandone i corali nascosti in collaborazione col clarinettista Christoffer Sundqvist, prima di immergersi con i suoi colleghi nelle visioni del Quatuor pour la fin du temps di Olivier Messiaen, il lavoro nato durante la Seconda Guerra Mondiale in un campo di concentramento, sublime monito, atto di fede nella musica e fonte di speranza. A Ticciati è anche affidato un programma con l’Orchestra da camera di Perugia, che da qualche anno è il prezioso strumento produttivo del Festival. Ancora Arvo Pärt, con Silouan’s Song e Tabula rasa  illumina questo appuntamento musicale, destinato a dialogare con gli affreschi di Benozzo Gozzoli e Perugino nel Museo di San Francesco in Montefalco, insieme alle proposte contemporanee del Concerto grosso n. 1 del lettone Arturs Maskats (1957) e di Sogno di Stabat mater di Lera Auerbach, compositrice russa nata nel 1973. La partitura è un’originale elaborazione di materiali musicali provenienti dallo Stabat mater di Pergolesi, per violino, viola, vibrafono e orchestra d’archi, composta nel 2005. La proposta di musica del nostro tempo è da sempre una delle missioni del Festival, che nella sua storia è stata culla per tante importanti pagine di musica spirituale del Novecento, in prima esecuzione assoluta o in prima esecuzione per l’Italia. In questa edizione, la Sagra Musicale ha commissionato a Silvia Colasanti un nuovo lavoro, Celeste materna luce, destinato specificamente alla piccola Chiesa della Madonna della Villa, un piccolo santuario suburbano perugino posto sulla via francigena che raccoglie, con illustri testimoni di pittura trecentesca, la memoria della pietà popolare affidata a ex voto dipinti con le immagini di santi e sacre conversazioni, attorno all’immagine venerata di una Vergine di Pietro Lorenzetti. Il lavoro di Silvia Colasanti scaturisce dai versi di Mariangela Gualtieri, una delle maggiori voci della nostra letteratura, che sarà anche voce recitante di questa partitura ispirata alla devozione alla Madre di Cristo insieme al Quartetto dell’Orchestra da Camera di Perugia e a un percussionista.

L’altra personalità contemporanea a cui la Sagra dedica una specialissima attenzione è il norvegese Ola Gjeilo (1978), oggi fra i più autorevoli compositori di musica corale d’ispirazione spirituale.

Il Festival ha scelto la sua Sunrise Mass, affincata ad altri lavori sacri (Pulchra es amica mea, Ubi Charitas, Luminous Night of the Soul e O Magnum Mysterium) per portare una testimonianza di solidarietà fraterna e di balsamo artistico alla popolazione di Norcia, la città di San Benedetto che il sisma ha colpito con spaventosa veemenza. A questo luogo che irradiò col monachesimo la rinascita culturale e spirituale di tutta l’Europa medioevale la Sagra Musicale vuole indirizzare il messaggio di una nuova alba, col sole che sorge nella Messa di Gjeilo, intonata dalle voci del Coro Giovanile dell’Umbria istituito dall’ArcUm, dal Coro Canticum Novum sostenuto dalla Fondazione Cucinelli di Solomeo (in prima linea nell’impegno di ricostruzione della Basilica di Norcia) e dall’Orchestra da camera di Perugia, diretti da Fabio Ciofini. Un abbraccio dei musicisti umbri ai loro fratelli colpiti dalla violenza degli elementi.

Oltre al Coro Giovanile dell’Umbria, la Sagra Musicale ospita quest’anno anche il Choeur des Jeunes de France, nella Mezzanotte bianca dei cori che fa da preludio al Festival il 7 settembre e che inonderà di gruppi corali il centro storico di Perugia, con più di trenta eventi diffusi dal pomeriggio alla mezzanotte), il Coro Giovanile Italiano e l’Ensemble Libercantus.

Nell’Abbazia romanica di San Nicolò a San Gemini, Libercantus affiancherà il quartetto di sassofoni Signum (oggi uno dei complessi più innovativi e ammirati fra quelli usciti dall’ultima generazione) in un’originale rivisitazione delle melodie luterane originali, quei Lieder spirituali che hanno generato l’imponente repertorio dei corali, qui ripercorsi con spirito e strumenti contemporanei, intrecciandoli al gregoriano e alle armonizzazioni di Praetorius, Schütz e Bach. Il progetto Tesi e Suoni, ideato da Daniel Finkernagel e Peter Wesenauer per il Quartetto Signum in occasione del V Centenario della Riforma protestante, viene presentato in prima mondiale alla Sagra Musicale Umbra.

Libercantus sarà anche impegnato, insieme all’ensemble di cornetti e tromboni Nova Alta in un concerto al Museo di san Francesco a Trevi, dove le intonazioni cattoliche di Victoria si intrecciano a quelle protestanti di Scheidt e Schütz.

La ricorrenza della costruzione del Grande Organo Tamburini nella Cattedrale di San Lorenzo a Perugia, offre alla Sagra Musicale un ulteriore spunto di celebrazione per questo importante strumento, a cinquant’anni precisi dalla sua inaugurazione, avvenuta il 13 settembre 1967, quando il suo progettista, Fernando Germani, tenne il concerto inaugurale. Sarà l’organista titolare della Cattedrale, Adriano Falcioni, a mostrare le virtù dell’Organo Tamburini, recentemente restaurato, con pagine di Bach, Nicolai, Liszt  e Reubke, alcune delle quali ispirate al patrimonio del corale luterano.

Il sentimento di fratellanza a cui si ispira il festival non è solo indirizzato alle popolazioni colpite dal terremoto. L’invito all’illustre cantante siriana Waed Bouhassoun, che presenterà in San Bevignate la sua poesia vocale unendosi al Coro muliebre Armoniosoincanto, intende rendere omaggio e solidarietà alla sua terra e alla sua nazione, così orribilmente insanguinata da un conflitto che sembra non aver mai fine.

Lo spirito di fratellanza della Sagra Musicale si manifesta concretamente anche con il permanere di iniziative che da anni la caratterizzano in senso sociale, per l’attenzione indirizzata al disagio. I «Concerti della speranza» si terranno infatti presso il Penitenziario Femminile di Capanne e presso le Opere Pie Donini di Perugia.

Anche nel 2017, dopo il successo riscontrato nella passata edizione, la Sagra affida una vetrina speciale ai giovani talenti della musica umbra e italiana, con una serie di «Concerti di mezzodì» negli spazi di Palazzo della Penna, sede museale e dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Perugia. La rassegna cameristica è articolata in cinque concerti.

                                                                                              Alberto Batisti

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