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«Sentendo nuova forza»: la Canzona di ringraziamento di Beethoven

“Il dottore sbarra la porta alla morte, la musica aiuta anche nel momento del bisogno” (Doktor sperrt das Tor dem Tod, Note hilft auch ans der Not). Sono le parole di Ludwig van Beethoven per un canone a quattro voci che il compositore inviò da Baden nel maggio 1825 al suo medico curante a Vienna, Anton Braunhofer. Parole umoristiche sotto alcuni aspetti – con un tipico gioco di parole tra Note (nota musicale) e Not (bisogno) – ma che ci ricordano come le gravi infiammazioni intestinali patite dal musicista nella primavera di quell’anno gli impedivano di comporre per più mesi. “Quanto vorrei – aggiunse nella lettera di accompagnamento – poter tornare a scrivere con una certa forza al mio tavolo di lavoro (An meinem Schreibpult)”, e portare a termine – aggiungiamo noi – il secondo dei tre Quartetti, in la minore op. 132, commissionati tre anni prima dal generoso principe Galitzin di San Pietroburgo.

Le raccomandazioni mediche – niente bevande alcoliche, niente caffè e niente cibi speziati – ebbero un effetto benefico progressivo, e Beethoven poté rimettersi al suo Schreibpult per scrivere il tempo lento del Quartetto, al quale diede il titolo “Canzona di ringraziamento in modo lidico offerta alla divinità da un guarito”. Quella che apre la Sagra Musicale Umbra 2020, il 3 settembre ai Giardini del Frontone, è una delle pagine più intense della sua intera produzione, rarissimo riferimento esplicito alla sua vita personale.

Formalmente, è un inno di cinque “versi” (Molto adagio) di una grande espressività – introdotto ogni volta da quel salto di sesta che aveva caratterizzato l’Allegro iniziale – che offre lo spunto per una serie di quattro variazioni su un doppio tema, quello di un “corale” da un  lato, quello di una “contromelodia” dall’altro. E il modo “lidico”, dalle armonie inconsuete e ambigue? Si tratta di uno degli antichi toni ecclesiastici: una scala diatonica (sulle note “bianche” del pianoforte, per intenderci) di fa, ma con un si naturale al posto del si bemolle. Si passa a re maggiore per la prima variazione (Andante), dove cogliamo i primi segni di guarigione – l’indicazione è Neue Kraft fühlend, “Sentendo nuova forza” – per poi tornare al Molto adagio lidico per la seconda variazione, dove la melodia dell’inno è affidata al primo violino. Segue nuovamente una variazione in re maggiore (e di nuovo Andante), con ornamentazioni sempre più animate, prima dell’intensità del Molto adagio finale (Mit innigster Empfindung, “Con intimissimo sentimento”), dove frammenti dell’inno ricompaiono con ripetute accentuazioni possenti (sforzando e rinforzando) prima della conclusione, quando il “modo lidico” si risolve in un’eterea fa maggiore.

Oggi come ieri, la musica aiuta anche nel momento del bisogno.

Andrew Starling

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