+39 075 572 22 71 info@perugiamusicaclassica.com

L’Ottava Sinfonia e l’imprevedibilità di Beethoven

“Fra le Sinfonie beethoveniane quella in fa è la meno eseguita e ascoltata: persino a Lipsia, dove tutte sono conosciute e quasi popolari, si nutre qualche prevenzione proprio contro questa che per profondità umoristica non ha forse l’uguale tra le opere del Maestro. I crescendo, come quello verso la fine dell’ultimo tempo, sono rari persino in Beethoven, e quanto all’Allegretto in si bemolle non c’è niente da fare se non starsene felici e zitti”. Sono le parole di Robert Schumann sulle colonne della Neue Zeitschrift für Musik nel 1840, parole che valgono ancora oggi, quasi due secoli più tardi.

L’Ottava Sinfonia – quella “piccola in fa”, come la chiamò Beethoven, per distinguerla dalla “Pastorale” – nacque subito dopo la Settima tra l’estate e l’autunno del 1812, periodo che il musicista, già sofferente di disturbi intestinali, passò tra le terme di Teplitz (dove avvenne il famoso incontro con Goethe), Karlsbad e Linz. E non possiamo non ricordare i turbamenti emotivi di quell’estate: è del mese di luglio la celebre lettera tormentata – mai inviata – alla misteriosa Unsterbliche Geliebte (“l’amata immortale”), che gli studiosi identificano generalmente nella persona di Antonie Brentano.

Sul viaggio di ritorno a Vienna, Linz era una tappa obbligatoria, per riprendere contatto con il fratello Johann: o meglio, per redarguirlo per essersi compromesso in modo improprio con la sua domestica viennese, già madre di una figlia illegittima. A nulla valsero le proteste strenue di Ludwig, che fece appello alle autorità ecclesiastiche e municipali della città, ma inutilmente: offeso e mortificato, dovette riprendere la strada per Vienna e pochi mesi più tardi Johann, come risposta, si unì in matrimonio con la sua Haushälterin, Therese. (E ad un biglietto di Johann, che si era qualificato con orgoglio come “proprietario di terreni” [Gutsbesitzer], l’irascibile Ludwig  aveva risposto con un biglietto firmato “proprietario di un cervello” [Hirnbesitzer] … ).

Sono considerazioni marginali, ma che denotano stati d’animo che contrastano con il clima allegro e scherzoso della Sinfonia, la più corta e la più concentrata delle nove. Il pubblico dell’epoca, abituato ai sussulti drammatici della Quinta e della Settima Sinfonia, rimase perplesso, come notò il recensore dell’Allgemeine musikalische Zeitung: “Per farla breve, la Sinfonia – come dicono gli italiani – non fece furore“ (Kurz, sie machte – wie die Italiener sagen – keine Furore). E dalla galleria della Redoutensaal, dove la Sinfonia ebbe la sua prima esecuzione nel febbraio 1814, non mancò un grido di protesta: “Ecco che è di nuovo privo di idee!” (Es fällt ihm schon wieder nichts ein!). Impossibile competere, quella sera, con gli altri brani recenti in programma, la Settima Sinfonia e la “programmatica” Vittoria di Wellington, che avevano già suscitato un grandissimo entusiasmo.

Oggi, invece, siamo in grado di apprezzare l’umorismo palese del lavoro, che si lancia in medias res con l’Allegro vivace e con brio iniziale, un primo tema simmetrico di quattro frasi che si interrompe improvvisamente per l’introduzione del secondo tema (violini) in una tonalità “sbagliata”, errore rettificato subito dai fiati. Altre migrazioni armoniche distinguono lo Sviluppo, e dopo una inconsueta Ricapitolazione, dove il tema ricompare nei registri gravi (fff), il movimento svanisce improvvisamente con un ultimo rimando (pianissimo) – gesto tipicamente “haydniano” – alla prima frase del tema principale.

Segue non un movimento lento, ma un Allegretto scherzando (in si bemolle), il cui tono umoristico è stato spesso collegato ad un presunto omaggio all’amico Johann Nepomuk Mälzel, inventore sia del metronomo – un “cronometro” – che di apparecchi acustici per sollevare la sordità del musicista. Studi più recenti, tuttavia, hanno rivelato che il canone vocale “Ta, ta, ta, liebe Mälzel!” attribuito a Beethoven (WoO 162) – e che riproduce lo stesso motivo, un ticchettio del metronomo – è stato un’invenzione spudorata, molti anni più tardi, dell’amanuense Anton Schindler. Più probabile, invece, che al pubblico di allora sia venuto in mente un rimando ad un altro ticchettio, quella della Sinfonia “L’orologio” di Haydn.

Anche il terzo tempo esce dai soliti schemi, la prima volta dopo la Prima Sinfonia del 1800 che Beethoven, con un certo intento parodistico, abbia confezionato un Tempo di Menuetto – non privo di un tono pomposo – al posto di uno “Scherzo”: uno sguardo affettuoso all’indietro a quell’umorismo che era stato di Haydn, con al centro un “Ländler” rustico e goffo, affidato in primo luogo ai corni e al clarinetto, con l’accompagnamento in terzine di un violoncello solo.

E quindi il movimento finale (Allegro vivace) – che da solo dura quasi quanto gli altri tre messi insieme -, autentico “vaso di Pandora” di sorprese al limite del burlesco, contrasti dinamici, ritmi di un’energia estrema, silenzi repentini, esplosioni improvvise e modulazioni brusche. Due, in fondo, i temi, il primo scattante – ma presto interrotto da un violento do diesis del tutto inatteso – e un secondo, più disteso, in un sereno mi bemolle. Inutile cercare di definire la struttura seguita da Beethoven: non è né una forma-sonata, né un rondò (meglio stare “felici e zitti”, come osservò saggiamente Schumann). Nella Ricapitolazione ricompare con autorità lo scomodo do diesis, che porta il discorso improvvisamente in fa diesis minore, riportato alla “tonica” di fa naturale da un violento intervento, senza convenevoli, degli ottoni. Un Beethoven sempre imprevedibile: quella qualità “aufgeknöpft” (o “sbottonato”) che egli stesso riconosceva come parte integrante della sua personalità.

Andrew Starling

 


Fondazione Perugia Musica Classica Onlus
Piazza del Circo, 6 06121 Perugia
C.FISC. 80053780542
P.IVA 02673290546


Amministrazione trasparente
PRIVACY POLICY


info@perugiamusicaclassica.com
direzartistica@perugiamusicaclassica.com
perugiamusicaclassica@pec.it


tel. +39 075 572 22 71
fax +39 075 572 52 64
last minute +39 338 866 88 20

Fondazione Perugia Musica Classica 2019