«Catarì, Maggio, l’Ammore»: l’emozione della Canzone napoletana con Marco Beasley e Antonello Paliotti

IL CONCERTO

 

Catarì, Maggio, l’Ammore… di Marco Beasley

Ah, che piacere lo stare seduti al tavolo della pizzeria-con-giardino “La Lucerna”, sulla splendida terrazza che dominava il golfo di Napoli, un paesaggio che sotto i raggi del tardo sole pomeridiano assumeva contorni paradisiaci: da lì infatti, i rumori del traffico caotico che affliggeva le strade della città erano impercettibili e del resto a quell’ora e in quel giorno di festa ben pochi erano i viandanti. Così Portici, si vedeva nitidamente col suo parco reale e l’incombere del Vesuvio, “la Muntagna” per i napoletani; e poco più in là Sorrento, con le sue ville e i palazzotti a strapiombo sul mare, si rifletteva nelle acque calme del golfo illuminate dai raggi taglienti del sole al tramonto.
Si stava bene, si stava proprio bene.
Da lontano, il suono di alcune voci giungeva ovattato e lento, quasi che non volessero disturbare quel paesaggio immobile eppure brulicante di vita. Voci di Napoli.
“Chissà quante canzoni, quante parole d’amore hanno cantato!” pensai.
E le voci mi risposero:
“L’amore…? L’amore si impara vivendo! Le nostre canzoni esistono per dar voce a tutte quelle espressioni del cuore che altrimenti farebbero fatica a uscire, per timidezza, e forse anche per pudore: grandi poeti hanno scritto le parole che cantiamo, Salvatore Di Giacomo, Eduardo de Filippo, Libero Bovio, Totò… e le musiche? Ernesto De Curtis, E. A. Mario, forse lo stesso Donizetti hanno messo la loro passione, la loro arte, per rendere più vere le atmosfere dell’amore, per far vivere nel tempo il suono e i sogni di una città, per ricordare e ricordarsi di essere vivi dovunque noi siamo. Perciò, se cantate e suonate anche voi, fatelo allegramente e siate felici, e ricordatevi che
La vita è ‘na lucerna:
chi ‘o ssape si all’auto munno
nce vedimmo…
Chi ‘o ssape si all’auto munno
nc’è taverna…”
Già, è vero… – mi dissi – Chissà…”

 

 

 

 

 

 

 

 

La Canzone Napoletana di Antonello Paliotti

La canzone napoletana è un oggetto misterioso. Tutti ne parlano, ma nessuno riesce a definirla con precisione. Sappiamo cos’è la Bossa Nova, riusciamo a circoscriverla nel tempo e nello spazio; possiamo parlare di Fado, di Rap o di Blues, ma la “canzone napoletana” sfugge a qualsiasi omologazione: cinque secoli e oltre di storia musicale rendono vana e inutile ogni catalogazione, ogni affermazione perentoria e definitiva.
Del resto, cos’è veramente la Villanella? È un prototipo di canzone oppure è un genere autonomo che ha una sua storia destinata a durare più di un secolo? E la tarantella? Si tratta di una danza in 6 o 12/8 nata per accompagnare coppie di danzatori in costume davanti a un piatto di maccheroni oppure è quella oscura, mitica danza di possessione in 4/4 eseguita per fini terapeutici? E quando nasce veramente la “canzone napoletana”? È un fenomeno legato a un mercato particolare oppure è un fenomeno globale?
Possiamo riunire nella stessa definizione Santa Lucia, scritta in pieno ottocento, e Terra mia di Pino Daniele? Cosa hanno in comune una fronna intonata sotto le mura di un carcere e una canzonetta ammiccante sciorinata in un salotto? La questione è apertissima e molto lontana (per fortuna) dall’essere risolta e consegnata alla necrofilia degli archivi, dei musei, delle Istituzioni per la Salvaguardia della Tradizione; è necessario, però, quando si parla di canzone napoletana, conoscere almeno i molteplici aspetti, la sua storia molto articolata, gli sviluppi, trasformazioni e derive che in cinquecento anni ha subito la musica della nostra città.
La voce tersa di Marco Beasley, la sua interpretazione gentile e insieme accorata, mi ha suggerito la modalità di accompagnamento. Per questo motivo spesso ho preferito un accompagnamento “classico” (Malafemmena, Serenata Napulitana, Munasterio ‘e Santa Chiara etc.), e solo in qualche caso ho agito liberamente sulle armonie (‘O surdato nnammurato, Te voglio bene assaje etc). I due brani di mia composizione, invece, vengono presentati per la prima volta in questa forma, mentre la Villanella a Ballo viene riproposta nella veste originale della prima edizione di “Gatta Cenerentola” di Roberto De Simone.

 

I MUSICISTI

 

Nella personalità di Marco Beasley convergono la scanzonata anima napoletana, la gioia di vivere e di fare musica e il desiderio di confronto con il mondo della poesia e della letteratura.  In lui convivono qualità molto diverse: la purezza chiara e inconfondibile del timbro; la tecnica particolarissima, frutto di studi personali e ricerche storiche; il gusto per la parola sia colta che dialettale; la predisposizione naturale alla comunicazione e all’espressività partecipe. Tutte si traducono in una varietà di toni e di registri, in un approccio musicale trascinante dove la gioia, l’irriverenza burlesca, sanno cedere il posto ad uno stile elegiaco e solitario, intimo e toccante. Dal canto gregoriano alla polifonia, dalle frottole cinquecentesche ai mottetti, dal “recitar cantando” alle grandi canzoni napoletane fino alla reinvenzione dei generi in chiave moderna: l’eccezionalità della voce e dell’espressività, la sensibilità e l’estro personali, rendono sempre nuova la sua interpretazione, permettendogli di eseguire una gamma vastissima di generi musicali.

Antonello Paliotti è un chitarrista e compositore italiano. Allievo e poi collaboratore di Roberto De Simone, ha composto musica strumentale e vocale, per il teatro e per il cinema. Fra le sue composizioni citiamo “Canto per la possibilità di sopravvivere” per il sassofonista Michael Brecker e orchestra, “Concerto di Primaver”” per Hamilton de Holanda e Mike Marshall (su richiesta del Festival di Lunel, Francia), “Le Forme di Dioniso” per il Quartetto Borciani. Nel 2013, per il Teatro Verdi di Pisa, ha composto il balletto “La Leggenda di Colapesce”.
Come solista, ha collaborato con Daniel Oren, Carla Fracci, Nello Santi, Art Ensemble of Chicago e ha partecipato alle tournées del gruppo Media Aetas in Brasile, Argentina, Russia, Germania, Stati Uniti, Francia, Irak, Pakistan, durante le quali ha effettuato diversi concerti in Mondovisione al fianco di importanti artisti quali Angelo Branduardi, Rudolf Nureyev, Lindsay Kemp.

 

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