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Hindemith, la censura nazista e la curiosa genesi della «Trauermusik»

Nato a Hanau, vicino a Francoforte, Paul Hindemith (1895-1963) è stato tra i musicisti più “completi” – e prolifici – del Novecento: compositore, direttore d’orchestra e d’opera, eccellente violinista e violista (membro per anni del Quartetto Amar), professore di composizione (e indagatore infaticabile della propedeutica musicale), nonché grande amante della pittura, della poesia e della danza.

Quando, nel 1937, il compositore mise mano alla “danza-leggenda” Nobilissima Visione in programma il 13 settembre ad Assisi, era già consapevole che di lì a poco sarebbe stato costretto a lasciare la Germania. Qualche anno prima, tra il 1932 e il 1935, aveva composto l’opera Mathis der Maler (“Matthias il pittore”), la cui rappresentazione – programmata a Berlino dal direttore Wilhelm Furtwängler – venne depennata da Joseph Goebbels, responsabile del Terzo Reich per le attività culturali del Paese. La trama di un celebre pittore tedesco del Cinquecento, Matthias Grünewald, che aveva deposto il pennello per combattere dalla parte degli oppressi nella “Guerra dei Contadini” (1524-26), venne giudicata oltraggiosa e degenerata, così come lo stesso Hindemith – senza essere nominato esplicitamente – venne denunciato come Eine atonaler Geräuschemacher, “un fabbricatore di rumore atonale”, e le sue musiche come esempi di “bolscevismo culturale” (Kulturbolschewismus). A nulla valsero le proteste di Furtwängler – un articolo sull’Allgemeine Deutsche Zeitung, dal titolo “Il caso Hindemith” – e le sue due esecuzioni di una Suite sinfonica tratta dall’opera nel marzo 1934. Licenziato dal suo incarico alla Hochschule für Musik di Berlino (come Furtwängler – per un breve periodo – dalla guida della Filarmonica e della Staatsoper), Hindemith, insieme alla moglie ebrea, abbandonarono la Germania nel 1938 per la Svizzera, emigrando negli Stati Uniti due anni più tardi.

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Apriamo a questo punto una parentesi sulla Trauermusik del 1936, brano che nacque in circostanze particolarmente curiose. Dopo “il caso” dell’opera Mathis der Maler, le musiche di Hindemith erano state messe al bando in Germania, ma il musicista continuò a esibirsi – sia come direttore che come violista – in altri paesi europei e negli Stati Uniti. Nel 1935 aveva scritto per sé stesso un piacevolissimo Concerto per viola e piccola orchestra dal titolo Der Schwanendreher (letteralmente “Il garzone che arrostisce il cigno allo spiedo”), ispirato a canti folkloristici tedeschi del tardo Medioevo, e nel gennaio 1936 si recò a Londra per darne una prima esecuzione inglese con l’Orchestra della BBC diretta da Adrian Boult, scoprendo al suo arrivo che il re Giorgio V era sul letto di morte. Poche ore più tardi (e a meno di quarantotto ore dal concerto), il monarca scomparve, rendendo necessaria una modifica al carattere leggero del programma. Invitato ciò nondimeno a mantenere la sua partecipazione, Hindemith si mise a tavolino e nello spazio di sei ore – il giorno prima del concerto – scrisse di getto la Trauermusik (o Musica funebre) come omaggio al re defunto: una breve pagina meditativa, nata come un gesto spontaneo, che incontrò l’apprezzamento degli ascoltatori radiofonici e degli stessi esecutori.

Andrew Starling


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