Joachin Achucarro

Domenica 18 novembre 2018, ore 17:30 | Perugia, Sala dei Notari

In collaborazione con «Le Dimore del Quartetto»


Quartetto Adorno

IV concerto della Stagione, 2648° dalla Fondazione

 

IL CONCERTO

 

Nella primavera del 1807 Beethoven pose fine al manoscritto del primo dei Quartetti Razumovsky, e si può ben immaginare con quanta curiosità erano attesi i nuovi lavori. Tuttavia, la ricezione dei tre Quartetti (o perlomeno dei primi due) fu alquanto tiepida e, come osserva lo studioso Joseph Kerman, «sono i primi grandi lavori di Beethoven a non essere compresi dai loro ascoltatori contemporanei». Il quartetto di Ignaz Schuppanzigh accolse la partitura del primo Quartetto addirittura con qualche risata di protesta ed è verosimilmente in quell’occasione che Beethoven abbia pronunciato la celebre battuta: «Ma lei crede che io pensi al suo misero violino, quando è lo Spirito che mi parla?». Non è difficile capire lo sconcerto con cui furono accolti i brani. Già il contrasto fra l’op. 59 n. 1 il Quartetto in mi minore op. 59 n. 2 in programma per il 18 novembre alla Sala dei Notari è notevole: mentre il Primo deve aver disorientato gli ascoltatori per le sue dimensioni particolarmente vaste e per l’espansività tematica, il movimento iniziale (Allegro) del Secondo deve aver stupito per l’esatto contrario. Due accordi armonicamente ambigui, seguiti da una battuta di silenzio, precedono un tema dalle proporzioni esigue, seguito nuovamente dal silenzio. Il tema viene ripetuto, alzandosi di un tono: e di nuovo silenzio. Un gesto di esordio che rivaleggia con quello della Quinta Sinfonia, se non addirittura più audace.

«Il Quartetto è scritto per un gruppo ristretto di conoscitori e non deve essere mai eseguito in un concerto pubblico». Sono le parole di Beethoven nel 1816 all’amico inglese George Smart, nella speranza che questi riuscisse a trovare un editore londinese disposto a pubblicare le sue composizioni più recenti, tra cui il Quartetto op. 95 in programma per questo concerto.  Si tratta di una pagina impulsiva, persino «violenta» nella sua compattezza formale e nel trattamento conflittuale del materiale tematico, con delle modulazioni repentine che sorprendono ancora oggi. Il sottotitolo «Serioso», riportato dallo stesso musicista sul manoscritto autografo, trova una conferma immediata nel motivo brusco all’unisono che introduce l’Allegro con brio, il cui clima agitato è appena alleggerito da un secondo gruppo tematico più disteso.

i quindici Quartetti di Šostakovič costituiscono una sorta di «diario personale», un terreno privato, più distanziato – rispetto a quello pubblico delle partiture sinfoniche e sinfonico-corali – dalle imposizioni ideologiche del «realismo socialista» e dalle accuse di «formalismo decadente» che avevano colpito il musicista nel 1936 e nuovamente nel 1948. Il Quartetto n. 13 in si bemolle minore op. 138 è un lavoro scuro e opprimente, che risente – come la Sinfonia n. 14, di pochi mesi prima – dei presentimenti di mortalità di Šostakovič, costretto a più d’un ricovero ospedaliero nel 1970 a causa di seri problemi cardiaci e respiratori. Ed è la seconda volta (dopo il Quartetto n. 12 del 1968) che egli impiega delle «serie» dodecafoniche durante il corso di un lavoro, tecnica sulla quale aveva espresso molte riserve in un’intervista già nel 1958: «Sono assolutamente convinto che la musica, come tutte le attività umane, debba cercare delle nuove strade.»

 

I MUSICISTI

 

Il Quartetto Adorno si è fatto conoscere a livello internazionale aggiudicandosi il Terzo Premio (con Primo non assegnato), il Premio del Pubblico e il Premio Speciale per la migliore esecuzione del brano contemporaneo di Silvia Colasanti nell’edizione 2017 del Concorso Internazionale “Premio Paolo Borciani”. Nella storia trentennale del Concorso nessun quartetto italiano aveva ottenuto un riconoscimento così importante. Musicisti quali Alfred Brendel, Paul Badura-Skoda, Miguel Da Silva (Quatuor Ysaÿe), il Takács Quartet, hanno espresso lusinghieri apprezzamenti per il Quartetto Adorno.

Fondato nel 2015 da Edoardo Zosi, Liù Pelliciari, Benedetta Bucci e Danilo Squitieri, si è perfezionato presso la Scuola di Musica di Fiesole con Miguel Da Silva, Andrea Nannoni, Antonello Farulli. Il nome del Quartetto è un omaggio al filosofo Theodor Wiesengrund Adorno che, in un’epoca di declino musicale e sociale, individuò nella musica da camera una chiave di salvezza per perpetuare un vero rapporto umano, secondo i valori del rispetto e dell’anelito alla perfezione.

Il Quartetto Adorno ha tenuto concerti per importanti società musicali italiane ed estere come “London Chamber Music Society Series at Kings Place” e Wigmore Hall di Londra, Ravenna Festival, Società dei Concerti di Milano (dove sono stati anche in residence per gli Incontri Musicali all’Auditorium Gaber), Fondazione “I Teatri” di Reggio Emilia, MITO Festival, Festival dei Due Mondi di Spoleto, Unione Musicale di Torino, Festival Internazionale di Musica da Camera di Cervo, Festival di Portogruaro, Fazioli Concert Hall di Sacile, “Podium für junge Solisten” di Tegernsee, Società del Quartetto di Bergamo, ACM Chamber Music di Trieste, Policontri Classica di Torino, Amici della Musica di Cagliari, Festival “Musique Chalosse” in Francia, “Allegro Vivo” Festival di Altenburg. È del 2016 il loro debutto nella Sala Verdi del Conservatorio di Milano dove si sono esibiti anche con il pianista Paul Badura-Skoda.

 

PROGRAMMA

Beethoven: Quartetto in fa minore op. 95 «Serioso»
Šostakovič: Quartetto n. 13 in si bemolle minore op. 138
Beethoven: Quartetto in mi minore op. 59 n. 2, “Razumovsky”

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