73ª SAGRA MUSICALE UMBRA

13-22 SETTEMBRE 2018

PRESENTAZIONE del DIRETTORE ARTISTICO FONDAZIONE PERUGIA MUSICA CLASSICA ONLUS ALBERTO BATISTI

 

«All a poet can do today is warn»

Wilfred Owen, 1918

La LXXIII Edizione della Sagra Musicale Umbra, include fra i suoi appuntamenti più caratterizzanti la Quarta Edizione del Premio «Francesco Siciliani» e il concerto finale dei vincitori, assegnato come nelle precedenti edizioni (2012, 2014, 2016) alla garanzia di alta professionalità del St. Jacob’s Chamber Choir di Stoccolma, diretto da Gary Graden e alla sua consuetudine con la musica corale contemporanea.

Il Concorso nasce da una collaborazione col Pontificio Consiglio per la Cultura e in particolare col suo Presidente, il cardinal Gianfranco Ravasi, che ha scelto come testo obbligatorio per questa Quarta edizione del Concorso il Gloria dell’Ordinarium Missae. In relazione alla centralità del Concorso all’interno del Festival, il cardinal Ravasi ha voluto collegare alla Sagra Musicale il Convegno «Chiesa e compositori», incontro promosso dal Pontificio Consiglio come opportunità di riflessione sull’ispirazione religiosa nella musica contemporanea, rivolto per l’occasione in primo luogo ai musicisti e al loro impegno nel repertorio sacro e liturgico. I partecipanti al Convegno convergeranno su Assisi il 15 settembre 2018 per ascoltare le tre composizioni finaliste del Concorso «Siciliani» e per assistere alla proclamazione del vincitore.

Presidente della Giuria per l’Edizione 2018 del Concorso sarà Salvatore Sciarrino, figura molto legata alla Sagra Musicale Umbra e al suo direttore artistico, in primo luogo perché ha scelto l’Umbria come propria residenza (vive come è noto a Città di Castello), ma anche perché il Festival ha presentato in prima esecuzione italiana suoi importanti lavori, come avvenne nel 2008 per i Madrigali. Fanno inoltre parte della giuria Gary Graden, direttore del St. Jacob’s Chamber Choir, Filippo Maria Bressan e il direttore artistico del Festival. Segretario artistico del Concorso è fin dalla sua istituzione il maestro Marcello Filotei, noto compositore e critico musicale.

La programmazione dei concerti ha preso spunto da un particolare frammento del Gloria, per indagarne i riflessi musicali e creare un percorso tematico coerente e il più possibile vario. Il frammento testuale in questione è «Et in terra pax hominibus bonae voluntatis». È il bene supremo della pace, massima aspirazione dell’umanità, che diventa motore del programma, affiancato dal suo tragico antipodo, la guerra.

Nel cinquantesimo anniversario della morte di Aldo Capitini, il profeta della Pace che Perugia celebra fra le sue figure più luminose, la scelta di questo tema ci è sembrata un imperativo civile, anche in ragione dell’amicizia profonda e antica che legò Francesco Siciliani a Capitini e del contributo che quest’ultimo dette durante tutta la vita al profilo culturale e umanistico della Sagra Musicale Umbra.

Il 2018 segna anche il Centenario della fine della Prima Guerra Mondiale. Un passaggio, sciaguratamente e notoriamente durato appena vent’anni, dalla guerra alla pace. È per questo che sarà la Missa in tempore belli, composta da Franz Joseph Haydn nel primo incendio europeo delle guerre napoleoniche, a segnare solennemente il 14 settembre nella Basilica di San Pietro a Perugia l’apertura del Festival con il  St. Jacob’s Chamber Choir e l’Orchestra da Camera di Perugia, affidati alla direzione di Gary Graden, musicista che ha contribuito forse più d’ogni altro alla fisionomia artistica delle ultime edizioni della Sagra Musicale Umbra, in particolare per la sua entusiastica adesione al progetto del Concorso di Composizione «Francesco Siciliani».

Accanto al capolavoro della maturità di Haydn caratterizzato da quell’angosciosa domanda di pace sinistramente alternata all’apparizione marziale del timpano solo nell’Agnus Dei, il St. Jacob’s Chamber Choir presenta la Missa Sancti Francisci Assisiensis per coro, archi e percussioni del compositore sloveno Damian Močnik (2017), in prima esecuzione italiana. Si tratta di una messa squisitamente liturgica, una proposta di rinnovamento del repertorio, accessibile anche a cori non professionisti, semplice e volutamente spoglia di difficoltà e spigolosità, come la dedica al Santo di Assisi, il Santo della Pace, fa intendere. L’opera è stata commissionata dal St. Jacob’s Chamber Choir. In apertura di serata sarà invece la dolcissima Cantata di Mendelssohn Verleih’ uns Frieden («Concedici la pace») a sottolineare come una carezza di conforto il messaggio del Festival e del suo percorso.

In occasione del Concerto Finale del Concorso «Francesco Siciliani», collocato nella Basilica Superiore di San Francesco a Assisi, il St. Jacob’s Chamber Choir intonerà il commovente Friede auf Erden («Pace in terra»), la sublime composizione che Arnold Schönberg intonò nel 1907 sulle parole di Conrad Ferdinand Meyer, quasi un tragico presagio della ferocia che si stava per scatenare sull’Europa. Il concerto di premiazione sarà aperto da una delle pagine più visionarie e innovative della coralità novecentesca, Lux aeterna di György Ligeti, giustamente considerata una partitura leggendaria nei percorsi della musica contemporanea, resa celebre anche dall’utilizzo che ne fece Stanley Kubrick nel suo capolavoro 2001 Odissea nello spazio, di cui ricorrono i cinquant’anni dell’uscita nelle sale cinematografiche.

La domenica 9 settembre, la città di Norcia ospiterà fra le sue tragiche rovine, come anteprima della Sagra, l’oratorio interreligioso Credo, intonato su testi di José Tolentino Mendonça dall’Orchestra di Piazza Vittorio, con musiche originali e elaborazioni di pagine di Britten, Rossini (di cui ricorre il 150° anniversario della morte), Machaut, e canti sufi e di altre confessioni. Credo è un simbolo multietnico, come l’Orchestra che lo interpreta e l’ha progettato, nel segno della pace e di quel confronto fra le religioni che, oggi più che mai, è diventato «questione di sopravvivenza», per dirla con Hans Küng.

Da Sarajevo, la città da cui partì il colpo di pistola che fece iniziare la Prima Guerra Mondiale e luogo simbolo del martirio bellico purtroppo anche in tempi ben più recenti, giunge alla Sagra Musicale la voce di Damir Imamović, che fa rivivere con intensi accenti contemporanei la gloriosa tradizione della canzone di strada bosniaca, la sevdalinka.

L’impresa più ambiziosa, ma anche più significativa e eloquente, che la Sagra Musicale del 2018 intende affrontare è l’esecuzione del War Requiem di Benjamin Britten. La prima esecuzione italiana di questa partitura monumentale, fra le più alte testimonianze del pacifismo e certo suprema nella denuncia degli orrori della guerra, avvenne proprio alla Sagra Musicale Umbra, con l’autore presente anche come interprete, nel 1963. C’è solo da immaginare con quale emozione l’abbia ascoltata Aldo Capitini in quella storica circostanza.

Cinquantacinque anni dopo, la Fondazione Perugia Musica Classica vuole farla risuonare, con tutta la potenza del suo umanesimo dolente, come monito, unico strumento concesso all’arte e agli artisti, come recita l’esergo della partitura nelle parole di Wilfred Owen: «All a poet can do today is warn» («Tutto quello che un poeta può fare oggi è mettere in guardia»). Come è noto, i versi di quel poeta-soldato inglese, ucciso nell’ultimo giorno della Prima Guerra Mondiale, sono incastonati all’interno del testo liturgico del Requiem cattolico e affidati a due solisti, accompagnati da una piccola orchestra da camera, contrapposta al grande organico sinfonico-corale, cui è conferita l’intonazione del testo sacro. Britten volle per la prima esecuzione e anche per la registrazione discografica che quei due ruoli di tenore e di baritono fossero cantati da un interprete inglese e da uno tedesco, due immaginari soldati che nella pietà della musica e nei versi insanguinati di Owen si riconciliano.

L’occasione che generò il War Requiem fu infatti la consacrazione della Cattedrale di Coventry, ricostruita dalle macerie del terribile bombardamento tedesco nella Seconda Guerra Mondiale, un evento che ebbe nella distruzione di Dresda con bombe incendiarie la sua ancor più tragica rappresaglia.

Anche nell’esecuzione che la Sagra Musicale affida alla sovrana competenza britteniana del direttore Jonathan Webb, le due voci solistiche saranno di un britannico (Mark Milhofer, lo sconvolgente protagonista di Curlew River a San Bevignate nel 2013) e di un giovane tedesco (Dominik Köninger). Il Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, reduce da una recente illustre esecuzione del lavoro, culminata in una ammiratissima registrazione discografica, assicura la qualità della parte corale, insieme alle voci bianche dei Trinity Boys, il coro londinese preferito di Benjamin Britten. La parte sinfonica è conferita come eccezionale opportunità di confronto e di crescita umana e musicale all’Orchestra Giovanile Italiana, che ha aderito al progetto con grande entusiasmo, cogliendone il valore artistico e civile. La parte cameristica è invece affidata ai musicisti dell’Orchestra da Camera di Perugia, che vanta prime parti solistiche di affidabilità assoluta e che già ha collaborato con Jonathan Webb e Mark Milhofer alla indimenticabile realizzazione di Curlew River nel 2013. La voce di soprano, che Britten voleva affidare a una cantante russa (vedendosi poi negare dalla guerra fredda quella possibilità) sarà quella di Elisaveta Martirosyan, che non solo è nata in Georgia, già Repubblica Sovietica, ma è figlia di un popolo che fu sterminato durante la Prima Guerra Mondiale (1915-16), quello Armeno.

Da sempre, la vocazione spirituale della Sagra Musicale Umbra concilia il compito di offrire spettacoli musicali con l’intenzione di diffondere il messaggio umano che è riposto nella musica dell’anima e che sgorga dal sentimento religioso. Nella città di Aldo Capitini, nella culla della Marcia della Pace, nella terra di San Francesco e San Benedetto, la Sagra Musicale del 2018 vuole vestirsi di quello spirito, tenerne accesa la fiamma, ammonire con Britten il mondo contro le convulsioni belliche sempre alle porte e le innumerevoli stragi che ogni giorno lo insanguinano.

Non fa parte della natura di questo Festival intendere il suo programma e la sua missione come semplice intrattenimento colto. Non c’è cultura senza responsabilità civile.

A corollario di questo capolavoro sulla pietà della guerra, un concerto di musica vocale da camera, col tenore Mark Milhofer, il controtenore Antonio Giovannini, il baritono Mauro Borgioni, il pianista Filippo Farinelli e il cornista Jonathan Williams, presenteranno tre dei Canticles di Britten, due dei quali intimamente ispirati da quei contenuti. Still falls the rain op. 55 è infatti un lavoro di guerra, che utilizza un testo di Edith Sitwell scaturito dall’esperienza dei bombardamenti di Londra del 1940, intriso di spirito religioso. Abraham and Isaac op. 51, intona fedelmente l’episodio biblico, che invece compare nel War Requiem con finale rovesciato quale feroce analogia fra la strage della guerra e un Abramo che perpetra fino in fondo l’olocausto del figlio, senza che nessuna mano divina intervenga a fermare l’eccidio. Il terzo Canticle in programma è The Journey of the Magi op. 86, che utilizza un’antifona gregoriana come base per l’intonazione dei magnifici versi di T. S. Eliot.

Un altro appuntamento cameristico è inserito nel percorso della Sagra, con doppio significato. L’esecuzione delle tre Sonate (per violino e pianoforte, per violoncello e pianoforte e per flauto, viola e arpa) composte da Claude Debussy negli ultimi tre anni di vita è intesa come celebrazione del Centenario della morte del musicista che ha aperto le strade al rinnovamento del linguaggio musicale nel Novecento e al tempo stesso come immagine della creatività nel tempo di guerra, dal momento che questi tre gioielli strumentali furono concepiti durante il primo conflitto mondiale, quasi nei termini di una fuga verso la bellezza e l’ideale di un’arte preziosa e perfetta, preservata dagli orrori della storia. Il concerto ambienta le tre partiture nel clima culturale francese del tempo, con testi dello stesso Debussy (dalle lettere e dagli scritti critici), di Marcel Proust, Guillaume Apollinaire, Paul Valéry, nei quali si specchiano gli interrogativi degli artisti posti di fronte alla tragedia del conflitto. A dar voce agli inserti letterari è un‘attrice di prima grandezza quale Maddalena Crippa, artista in grado di accordarsi con la sua sensibilità e la sua stupefacente versatilità alla tematica del concerto e del festival.

Tradizionalmente la Sagra Musicale Umbra valorizza il grande organo di cui è dotata la Cattedrale di San Lorenzo a Perugia e il suo organista titolare, Adriano Falcioni, figura di spicco nel panorama internazionale dei virtuosi di questo principe fra gli strumenti. Restaurato e ampliato nel 2016, l’organo offre ad ogni Festival un appuntamento assai seguito, e costruito nella sua impaginazione secondo le linee tematiche proposte, con musiche di György Ligeti, Franz Liszt e una spettacolare trascrizione per organo della Trauermarsch e dell’Olocausto da Götterdämmerung di Richard Wagner, in analogia col compimento della Guerra Mondiale come «Crepuscolo degli Dei». L’aspirazione alla pace è quindi il tema della letteratura musicale prescelta per quel recital così come innerva di spiritualità il progetto innovativo di Soqquadro Italiano intorno a Bach. La produzione di Vivaldi Project nel 2015, intorno allo Stabat mater del compositore veneziano, nata per la Sagra Musicale Umbra, ha avuto nei due anni successivi una grande circolazione nazionale e internazionale. La riscrittura contemporanea elaborata da Claudio Borgianni, caratterizzata da contaminazioni nel jazz e dall’elaborazione elettronica del suono, unita alla carismatica centralità della presenza di Vincenzo Capezzuto come danzatore e cantante, si volgono nella attuale commissione per il Festival 2018 al repertorio bachiano, con un’originale rivisitazione sinestetica di arie dalla Passione secondo Giovanni e dalle cantate sacre. La forte presa emotiva delle proposte di Soqquadro Italiano ha confortato, fin dal successo del precedente esperimento, la scelta di questa chiave di rivisitazione, peraltro rispettosissima della materia prima su cui si muove con grazia affettuosa.

Le voci angeliche dei Trinity Boys di Londra risuoneranno nel pomeriggio di sabato 22 settembre al Santuario di Mongiovino, dove metteranno in dialogo quello scrigno d’arte cinquecentesco con le polifonie di Nicholas Ludford, compositore inglese dell’epoca di Enrico VIII, e pagine corali di tradizione britannica più recente.

La celebrazione finale del Festival sceglie la Nona Sinfonia di Beethoven come approdo e come potentissimo simbolo di una pace fondata sull’appello alla fratellanza. Il messaggio di Beethoven viene affidato a una produzione originale che accoppia l’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento al Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, sotto la guida del giovane Maxime Pascal, che è uno fra i talenti del podio oggi più ammirati, dopo la prima esecuzione del Requiem di Silvia Colasanti per le vittime del terremoto allo Spoleto Festival 2017 e la prima assoluta della nuova opera di Salvatore Sciarrino al Teatro alla Scala. All’energia di questo giovane interprete viene affidato il messaggio di speranza che l’ultima Sinfonia di Beethoven innalza, un simbolo universale e particolarmente europeo che esprime con eloquenza inequivocabile l’esatto rovescio delle tragedie belliche vissute e provocate dal nostro continente, oggi di nuovo minacciato dal risorgere di incauti nazionalismi e separatismi.

Come nella scorsa edizione, la Sagra valorizza i musicisti del territorio offrendo loro una vetrina con i «Concerti di mezzodì», appuntamenti musicali infrasettimanali ospitati a Palazzo della Penna. In due casi, la scelta di questi interpreti è frutto della bella esperienza recente del Concorso «San Lorenzo di Montenero», che ha messo in luce giovani talenti del Conservatorio «Francesco Morlacchi». La stessa opportunità viene offerta alle migliori realtà corali del territorio, in primo luogo con una sorta di festa che fa da preludio alla Sagra Musicale, la Mezzanotte bianca, nella quale il centro storico di Perugia si anima di eventi musicali, distribuiti fra chiostri, palazzi, chiese e musei e con una particolare attenzione quest’anno alla bella realtà delle bande presenti nella Regione. Inoltre, nel corso del Festival, ogni pomeriggio la Chiesa di Sant’Ercolano, tra i gioielli artistici di cui Perugia è straordinariamente ricca, ospita un concerto che vede di volta in volta protagonisti l’Ensemble ArmoniosoIncanto, l’Ensemble vocale Libercantus, il Coro dell’Accademia degli Unisoni, il Coro dell’Università di Perugia, il Coro Santo Spirito-Volumnia. In occasione del centenario dall’istituzione della Galleria Nazionale dell’Umbria, scrigno della cultura artistica della Regione, la Sagra Musicale rende omaggio al glorioso museo ambientando nelle sue sale un concerto per liuto, strumento che compare in innumerevoli opere esposte, e offre quel suono antico a ornamento prezioso della loro  visione, affidando il compito a uno dei massimi specialisti internazionali della letteratura liutistica, il maestro Paul O’Dette, che ha impaginato un’antologia di composizioni della prima metà del Cinquecento italiano.

Anche in questa edizione, come accade dal 2008, la Sagra Musicale offre manifestazioni indirizzate specificamente a coloro che non possono intervenire perché svantaggiati dalle condizioni di salute o di disagio sociale. Questa sezione dedicata che porta il nome di «Concerti della speranza» si rivolge alle detenute del penitenziario femminile di Perugia e agli anziani delle case di riposo. I programmi sono affidati agli ensembles cameristici dell’Orchestra da Camera di Perugia, in particolare alla sezione dei fiati.

                                                                                                                      Alberto Batisti

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