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Debutta a Perugia il Quartetto Noûs per il secondo appuntamento con i giovani complessi delle «Dimore del Quartetto»

IL CONCERTO

 

I quindici Quartetti di Šostakovič rappresentano una forma di “diario personale” del compositore, un rifugio riservato per tenersi appartato dalle accuse di “formalismo decadente” che più d’una volta – soprattutto nel 1936 e nel 1948 – gli erano state rivolte pubblicamente. I Quartetti numeri 7, 8 e 9 sono spesso considerati come un trittico tra i più intimi dell’autore. Sia il Settimo che l’Ottavo sono del 1960, il primo dedicato alla memoria della prima moglie Nina Varzar (morta di un tumore nel 1954), il secondo – ufficialmente, perlomeno – “alla memoria delle vittime del Fascismo e della Guerra”. Il secondo matrimonio del compositore – durato appena tre anni – finì in divorzio nel 1959 e tre anni più tardi il musicista si sposò nuovamente, questa volta con una giovane musicologa, Irina Supinskaya, alla quale è dedicata il Quartetto n. 9 in programma il 13 gennaio alla Sala dei Notari (dopo che i fogli di un precedente “Quartetto n. 9” erano stati consegnati alla stufa, caso assai raro per Šostakovič).

Ogni cosa ad ogni cosa ha detto addio (2018) di Silvia Colasanti è una commissione della String Quartet Biennale Amsterdam ed è dedicato a Ilaria Borletti Buitoni. “Il lavoro trae il suo titolo da un verso del poeta Valentino Zeichen, e racconta attraverso la formazione classica per eccellenza – il quartetto d’archi – il tema della nostalgia e dell’addio. In questa nuova opera le nostre radici più lontane – quelle di Monteverdi – convivono con le più avanzate conquiste della recente avanguardia, così che le armonie lontane e velate risuonano in una nuova veste timbrica e formale, mantenendo nello stesso tempo la loro forza e potenza originaria” (S.C.).

A novembre abbiamo potuto ascoltare il primo dei sei Quartetti di Felix Mendelssohn, l’op. 13 del 1827, genere che rivisitò dieci anni più tardi con i tre lavori dell’op. 44, brani di un equilibrio ragguardevole in quella transizione tra il Classicismo sperimentale di Beethoven e il nascente Romanticismo di Schumann e di Brahms. Resistiamo tuttavia alla tentazione di considerare l’op. 80 come una prosecuzione lineare: si tratta di un lavoro sotto certi aspetti anomalo, un cri de cœur spontaneo per la morte della sorella maggiore Fanny, insolito nella sua violenza espressiva. Eccezion fatta per l’Adagio, la tonalità d’impianto è fa minore, quella di uno dei Quartetti più enigmatici di Beethoven, l’op. 95 “Serioso”. Un lavoro inquieto e rabbioso, una protesta contro una morte ingiusta.

 

I MUSICISTI

 

Noûs (νοῦς) è un antico termine greco il cui significato è mente e dunque razionalità, ma anche ispirazione e capacità creativa.

Il Quartetto Noûs, formatosi nel 2011, si è affermato in poco tempo come una delle realtà musicali più interessanti della sua generazione. Le sue coinvolgenti interpretazioni sono frutto di un percorso formativo nel quale la tradizione italiana si fonde con le più importanti scuole europee.

Ha frequentato l’Accademia “Walter Stauffer” di Cremona nella classe del Quartetto di Cremona, la Musik Akademie di Basilea studiando con Rainer Schmidt (Quartetto Hagen), l’Escuela Superior de Música “Reina Sofia” di Madrid e l’Accademia Musicale Chigiana di Siena con Günter Pichler (Quartetto Alban Berg) e la Musikhochschule di Lubecca con Heime Müller (Quartetto Artemis).

Nel 2014 è stato selezionato per il progetto “Le Dimore del Quartetto” grazie al quale è vincitore di una borsa di studio per l’anno 2015. Nello stesso anno gli viene inoltre riconosciuta un’importante borsa di studio offerta dalla Fundatión Albeniz di Madrid.

Nel 2015 si aggiudica il Premio “Piero Farulli”, assegnato alla migliore formazione cameristica emergente nell’anno in corso, nell’ambito del XXXIV Premio “Franco Abbiati”, il più prestigioso riconoscimento della critica musicale italiana. Nello stesso anno riceve inoltre il Premio “Arthur Rubinstein – Una Vita nella Musica” 2015, premio che dal 1979 viene assegnato al Teatro La Fenice di Venezia da un comitato scientifico di critici e musicologi.

 

PROGRAMMA

Šostakovič: Quartetto n. 9 in mi bemolle maggiore op. 117
Silvia Colasanti: «Ogni cosa ad ogni cosa ha detto addio»
Mendelssohn: Quartetto in fa minore op. 80

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