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Il Quartettsatz di Franz Schubert, un capolavoro “incompiuto”

Una percentuale non trascurabile del catalogo di Franz Schubert è costituita da composizioni incomplete, mai portate a  termine dall’autore. L’esempio più noto, ovviamente, è la Sinfonia in si minore del 1822 – l’“Incompiuta” per antonomasia – ma anche tra le musiche pianistiche e cameristiche si trovano numerosi frammenti, che non si limitano affatto al solo periodo giovanile. E la circostanza è resa ancora più frustrante dalla presenza di schizzi per la continuazione dei vari lavori, come nei casi della stessa Sinfonia, della Sonata in do maggiore per pianoforte (del 1825, e nota come “Reliquie”) e del “Tempo di quartetto” in programma il 6 settembre 2020 ai Giardini del Frontone con il Quartetto Henao, al quale Schubert aggiunse 40 battute in tempo Andante prima di interrompere definitivamente la composizione.

Siamo nel 1820, quando Schubert aveva già alle spalle il suo primo capolavoro cameristico – il Quintetto “La trota”, dell’anno precedente – oltre a varie pagine per il quartetto d’archi di famiglia, che era formato dai fratelli maggiori Ignaz e Ferdinand ai violini, il padre Franz Theodor al violoncello e il giovane Franz Peter alla viola. Erano passati quattro anni da quando Schubert aveva scritto per il genere del quartetto e il salto di qualità è notevole, sottolineato dalla tonalità drammatica di do minore.

Il “movimento” (con l’indicazione Allegro assai, in 6/8) è in forma- sonata, con due temi contrastanti: il primo, un motivo nervoso e discendente, si presenta all’inizio in una forma concitata di sedicesimi per poi ripetersi con più tranquillità in terzine, mentre il secondo (dolce), più disteso e ascendente, segue immediatamente con una modulazione a la bemolle maggiore. Schubert accenna di nuovo al primo tema, questa volta con una serie di rapide volate ascendenti per il primo violino che introducono la parte finale dell’Esposizione, in cui appare una terza idea tematica – un “derivato” ritmico – che porta inaspettatamente a sol maggiore. Lo Sviluppo, dopo una ripetizione dell’Esposizione, rielabora i temi nell’ordine inverso, con frequenti modulazioni già tipiche dello Schubert maturo, e il brano si conclude – quasi bruscamente – con il primo tema, che si ripresenta nella sua forma iniziale e “crepuscolare”.

Non sapremo mai perché Schubert scelse di non proseguire con la composizione. Nel caso di altri lavori incompiuti (ma anche dello stesso Quartettsatz), si ha l’impressione che i movimenti completati erano così densi di espressione, così “carichi”, che l’autore non riuscì a concepire una continuazione.

Andrew Starling

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