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Gioachino Rossini, compositore “sempre in ritardo”, e la creazione delle sue Ouvertures

In programma per sabato 16 marzo 2019 (ore 20:30 alla Sala dei Notari) Ouvertures e Sinfonie da La gazza ladra, La Cenerentola, Maometto secondo, Semiramide, Il Barbiere di Siviglia e Guglielmo Tell, irresistibili lampi di genio che Stefano Veggetti e i musicisti dell’Ensemble Cordia ci restituiranno con il suono autentico dell’epoca in cui nacquero, a centocinquant’anni dalla morte del loro creatore Gioachino Rossini.

Con il dovuto beneficio d’inventario – ma anche per il suo tono umoristico -, riportiamo una lettera (senza data) che Rossini avrebbe scritto ad un giovane musicista che gli chiedeva quale fosse il momento più favorevole per comporre l’ouverture di un’opera. Il testo – in inglese – venne pubblicato nelle colonne della Pall Mall Gazette nell’ottobre 1872. Ricordiamo che le serate di allora si svolgevano soprattutto nel periodo di Carnevale, occasioni conviviali e goderecce, e l’Ouverture orchestrale serviva in un primo momento ad attirare l’attenzione del pubblico quando lo spettacolo era sul punto di iniziare. Raramente però troveremo in Rossini temi che anticipano quelli dell’opera che segue, come sarà spesso il caso tra pochi anni delle Ouvertures di Weber, di Verdi e Wagner. Sempre in ritardo – come Mozart a suo tempo – Rossini era un “riciclatore” impenitente: basti ricordare che della Sinfonia de Il barbiere di Siviglia (1816) si era già servito per Aureliano in Palmira e per Elisabetta regina d’Inghilterra, e che per Tancredi (1813) egli non esitò a ripetere la Sinfonia de La pietra del paragone dell’anno precedente.

Ma ecco la lettera sulla composizione delle Ouverture:

1. Aspettate sino alla sera prima del giorno fissato per la rappresentazione. Nessuna cosa eccita più l’estro, come la necessità, la presenza di un copista che aspetta il vostro lavoro, e la ressa d’un impresario in angustie che si strappa a ciocche i capelli. A tempo mio, in Italia, tutti gli impresari erano calvi a trent’anni.

2. Ho composto l’ouverture dell’Otello in una cameretta del palazzo Barbaja, ove il più calvo ed il più feroce dei direttori mi aveva rinchiuso per forza, senz’altra cosa che un piatto di maccheroni, e con la minaccia di non poter lasciare la camera, vita durante, finché non avessi scritta l’ultima nota.

3. Ho scritto l’ouverture della Gazza ladra il giorno della prima rappresentazione, sotto il tetto della Scala dove fui messo in prigione dal direttore, sorvegliato da quattro macchinisti che avevano l’ordine di gettare il mio testo dalla finestra, foglio a foglio, ai copisti, i quali l’aspettavano abbasso per trascriverlo. In difetto di carta da musica, avevano l’ordine di gettare me dalla finestra.

4. Pel Barbiere feci meglio: non composi ouverture, ma ne presi una che destinavo ad un’opera semiseria, chiamata Elisabetta. Il pubblico fu arcicontento.

5. Ho composto l’ouverture del Conte Ory stando a pesca, coi piedi nell’acqua, in compagnia del signor Aguado, mentre costui parlava di finanze spagnuole.

6. Quella del Guglielmo Tell fu scritta in circostanze presso a poco simili

7. In quanto al Mosè, non ne feci alcuna

Se non possiamo garantire l’autenticità della lettera (fornita da un certo signor De Mirandel), è perlomeno ben trovata…

 


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