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Schuppanzigh e Razumovsky: con Beethoven nasce il quartetto d’archi “professionale”

Tra i primi strumentisti conosciuti da Beethoven dopo essersi trasferito a Vienna nel 1792 fu il violinista Ignaz Schuppanzigh (1776-1830), che all’età di 16 anni era già uno dei musicisti preferiti del principe Karl von Lichnowsky, nel cui palazzo Beethoven alloggiò per due anni. A quanto pare, il giovane compositore frequentò Schuppanzigh assiduamente per ricevere lezioni di violino e, come sappiamo, la quasi totalità dei 16 suoi quartetti – dall’op. 18 del 1800 alle ultime pagine del 1825-26 – vennero eseguiti per la prima volta sotto la guida del violinista (spesso apostrofato dal compositore – a causa della sua corpulenza pronunciata – come “M’lord Falstaff”!).

Nel 1806, quando Beethoven aveva interrotto ogni rapporto con Lichnowsky, è entrato in scena un secondo nobile, il facoltosissimo conte Andrey Razumovsky, ambasciatore russo presso la corte imperiale e abile violinista egli stesso. A Schuppanzigh chiese di formare un quartetto “stabile” e a Beethoven commissionò le tre pagine straordinarie dell’op. 59, conosciute tuttora come i quartetti “Razumovsky” (il n. 1 è in programma per il concerto del Quartetto Henao, domenica 6 settembre 2020 alle 21:00 ai Giardini del Frontone a Perugia).

Le novità dei lavori provocarono sconcerto e causarono non poca ilarità tra gli esecutori, come ricordato dal pianista Carl Czerny. Fu probabilmente alla prima prova che, rispondendo ai lamenti di Schuppanzigh per una scrittura al limite dell’eseguibile, il compositore pronunciasse la celebre battuta: “Ma lei crede che io pensi al suo misero violino [Seine elende Geige], quando è lo Spirito [Der Geist] che mi parla?”. E il violinista italiano Felix Radicati, al quale Beethoven si era rivolto per un aiuto nelle diteggiature, ricordò di avergli chiesto – con una certa temerarietà – “ma per voi questa sarebbe musica?”. “Oh, non è materiale per voi! – avrebbe ribattuto Beethoven – è per un’altra epoca!”.

Nel 1814, il magnifico palazzo di Razumovsky prese fuoco, con la distruzione di moltissime opere d’arte, tra cui quadri di Raffaello, Rubens, Van Dyck e Angelika Kauffmann, assieme a una stanza intera di calchi del Canova. Razumovsky, costretto a malincuore a ridimensionare la sfarzosità del suo stile di vita, ricostruì il palazzo in una forma più modesta, e di concerti “privati” non se ne parlò più. Dopo essersi assentato da Vienna per sette anni, tra il 1823 e il 1828 Schuppanzigh instaurò una serie di concerti pubblici in sottoscrizione presso la taverna del “Riccio Rosso” (Zum Roten Igel) gestita dal Musikverein: più di 100 concerti, dove comparirono soprattutto pagine di Beethoven (108 volte), Haydn (89) e Mozart (71). Il concerto “moderno” della musica da camera era nato.

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