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Si ricostituisce il felice connubio artistico tra Enrico Bronzi e l’Orchestra da Camera di Perugia

IL CONCERTO

 

I Concerti per violoncello di Carl Philipp Emaunel Bach (degli anni berlinesi, tra il 1750 e il 1753) sono tre, e sono tra i primi esempi del genere in terra tedesca, dopo gli esperimenti pionieristici di Antonio Vivaldi e Giuseppe Tartini, ai quali seguirono anche i due Concerti di Haydn. Il Concerto in la maggiore, l’ultimo dei tre, è del 1753 e se i movimenti esterni, con passaggi molto brillanti per il solista, si conformano per la maggior parte al “concerto-ritornello” che ci è familiare da Vivaldi, il Largo con sordini centrale (indicato Mesto) è una pagina di un pathos inaspettato, un esempio meraviglioso dell’Empfindsamer Stil più profondo dell’autore. Il lamento introduce la voce dolorante del violoncello, una voce umana – sprechend, “parlando” – alla quale manca soltanto la parola (ed è un curioso paradosso, notiamo a margine, che il compositore non si sia mai cimentato in lavori teatrali). Otto minuti straordinari che riflettono quello stesso Fliessende Gesang (o “canto scorrevole”) che veniva ricercato negli stessi anni da Haydn. La cadenza solistica è di Enrico Bronzi.

Se le sei Sinfonie del 1773 per il barone van Swieten erano state destinate ad un’orchestra d’archi, le quattro Große Orchester Sinfonien del 1775-76 erano più ambiziose, assemblando ben dodici parti “obbligate”, cinque per gli archi con basso continuo e altre sette per i fiati e ottoni (coppie di flauti, oboi e corni, più un fagotto). Bach rimase molto soddisfatto dei lavori – “È la cosa più grande che io abbia fatto” (Es ist das größte in der Art, was ich gemacht habe), scrisse all’editore Breitkopf – e il pubblico amburghese del 1776 (tra cui il poeta Friedrich Klopstock, “vate” dei versi lirici dell’Empfindsamkeit) rimase entusiasta alla prima esecuzione, quando ciascuna delle pagine venne ripetuta una seconda volta da ben quaranta musicisti, con il compositore al clavicembalo o al fortepiano.

Violoncellista dalla tecnica funambolica, Luigi Boccherini: dodici Concerti solistici, una ventina di Sonate “col basso” e oltre novanta Quintetti con un secondo violoncello. I Concerti vengono ascritti generalmente alla prima maturità dell’autore, e quello in programma il 14 dicembre, in re maggiore, venne pubblicato a Parigi tra i 1770 e il 1771. Gesti briosi di una grande vivacità nei movimenti esterni, mentre l’Adagio centrale, in la maggiore, è un capolavoro di cantabilità. A dare un’insolita trasparenza timbrica al lavoro è anche l’accompagnamento, che negli interventi solistici è riservato ai soli violini, senza le viole e senza un “basso”. Le tre cadenze sono nuovamente di Enrico Bronzi.

La Suite è una compilazione degli episodi danzati più accattivanti dello spettacolo “Les Boréades” di Jean-Philippe Rameau, che a balli nobili, di corte – Gavotte e Minuetti – alternano danze più rustiche e vivaci: nell’Ouverture, cogliamo fanfare “da caccia” che preannunciano l’attività della prima scena; l’Air vif rappresenta le torture alle quali Alphise viene sottoposta da Borea; e la deliziosa Gavotta “pour les Heures et les Zéphirs”, che in omaggio alle “Ore” (o le “Stagioni”) riproduce il ticchettio di un orologio, è una strizzatina d’occhio ad una delle pièces de clavecin (1722) di  François Couperin, intitolato – non a caso – “Le Tic-Toc-Choc”. Ma su tutti domina la superba, elegantissima Entrée in scena di Apollo (accompagnato dalla Musa Polimnia, dalle Ore e dagli Zefiri), pagina tra le più liriche di un Rameau ottantenne e che prepara il terreno alla sconfitta di Borea. Avremo l’occasione di riparlarne a febbraio, in occasione del concerto di Mark Minkowski con Les Musiciens du Louvre.

 

I MUSICISTI

 

La nuova Orchestra da Camera di Perugia nasce dalla pluriennale esperienza di giovani musicisti umbri nella diffusione della cultura musicale, soprattutto in relazione alle produzioni musicali rivolte ai giovani delle scuole. La collaborazione fra strumentisti attivata all’interno del progetto «Musica per crescere», della Fondazione Perugia Musica Classica, ha portato alla volontà di creare un complesso di archi e fiati in grado di estendere l’impegno nella diffusione musicale in sede concertistica, e di mettere al servizio degli enti di produzione musicale umbri e italiani una nuova formazione che può contare su professionalità consolidate dalla collaborazione con alcune delle migliori orchestre nazionali (Accademia di Santa Cecilia, Orchestra del Teatro alla Scala, Orchestra della Toscana, Camerata Strumentale “Città di Prato”, etc.) e da una attività solistica di alto profilo. Fra i musicisti che danno vita all’Orchestra da Camera di Perugia figurano inoltre alcuni dei migliori talenti delle ultime generazioni, vincitori di concorsi nazionali e internazionali e di prestigiose borse di studio, come quelle conferite dal Premio “Leandro Roscini”, destinato appunto a sostenere i giovani musicisti umbri.

Violoncellista e direttore d’orchestra, Enrico Bronzi è nato a Parma nel 1973 ed è stato ospite delle maggiori sale da concerto d’Europa, USA, America Latina e Australia, tra cui Carnegie Hall e Lincoln Center di New York, Filarmonica di Berlino, Konzerthaus di Vienna, Mozarteum di Salisburgo, Filarmonica di Colonia, Herkulessaal di Monaco, Filarmonica di San Pietroburgo, Wigmore Hall e Queen Elizabeth Hall di Londra e Teatro Colón di Buenos Aires. La sua ricca esperienza da solista l’ha portato a imporsi in importanti concorsi internazionali e collaborare con grandi artisti come Martha Argerich, Alexander Lonquich, Gidon Kremer, e complessi quali il Quartetto Hagen, la Kremerata Baltica, Camerata Salzburg e Tapiola Sinfonietta. L’attività da solista di Enrico Bronzi si affianca a quella, altrettanto intensa, con il Trio di Parma, ensemble che ha fondato nel 1990 (e presente per la prima volta nella programmazione di Perugia già nel 1993) e si completa e arricchisce con la didattica. Dal 2007, infatti, è professore all’Universität Mozarteum Salzburg.  Da poco più di un mese è il nuovo direttore artistico della Fondazione Perugia Musica Classica. Suona un violoncello Vincenzo Panormo del 1775.

 

PROGRAMMA

C. Ph. E. Bach: Concerto in la minore per violoncello e orchestra
Boccherini: Concerto in re maggiore per violoncello e orchestra
C. Ph. E. Bach: Sinfonia in sol maggiore 
Rameau: Suite da «Les Boréades»

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