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The Map di Tan Dun, un “concerto grosso multimediale” che fonde tecnologia e tradizione

La musica di Tan Dun, nato nel 1957 nella provincia sudoccidentale di Hunan, coniuga la tradizione sciamanistica cinese con l’avanguardia occidentale, e rappresenta un caso di grande interesse nel panorama contemporaneo diventando, in breve tempo, uno straordinario fenomeno popolare. Attraverso un’idea della musica come fenomeno di comunicazione collettiva che leghi la tradizione con l’innovazione, la storia con l’attualità, Tan Dun si fa portavoce delle istanze più aperte della globalizzazione culturale anche attraverso il tema della difesa della natura di cui sono pervase numerose sue partiture. Il suo ideale di musica organica, in simbiosi con l’ambiente, nella quale elementi naturali come acqua, pietre, oggetti di carta e di ceramica interagiscono con i tradizionali strumenti dell’orchestra lo ha reso un personaggio unico nel panorama mondiale. Attivo anche come autore di colonne sonore, Tan Dun ha raggiunto fama mondiale con la colonna sonora del film La tigre e il dragone (2000), con la quale ha vinto il Premio Oscar e il GrammyvAward. Compositore ufficiale delle Olimpiadi di Pechino 2008, Tan Dunvè anche UNESCO Global Goodwill Ambassador.

Si è diplomato al Conservatorio divPechino e laureato presso la Columbia University di New York, dove si è trasferito nel 1986. La sua musica è eseguita da tutte le più importanti orchestre ed ensemble del mondo, oltre che da solisti di prima grandezza, ma è soprattutto conosciuta da un vasto pubblico grazie a un repertorio che spazia dalla musica classica alla performance multimediale e al cinema. Internet Symphony, commissionata da Google/YouTube, ha raggiunto più di 15 milioni di persone online; Organic Music Trilogy of Water, Paper and Ceramic Concertos è stata eseguita nelle maggiori sale da concerto e nei festival più importanti; il suo lavoro multimediale, The Map (in programma il 21 settembre alla Basilica di San Pietro con ORT – Orchestra della Toscana e Giovanni Sollima al violoncello, diretti da Enrico Bronzi), è stato eseguito in prima da Yo-Yo Ma con la Boston Symphony Orchestra e ha girato più di 30 paesi del mondo.

Proprio su The Map riportiamo le parole dello stesso compositore.

“Nell’inverno del 1981, mentre studiavo al Conservatorio di Beijing, decisi di fare visita alla regione della mia nascita, la provincia di Hunan, per documentare i canti contadini. Arrivato in un villaggio di Tujia, incontrai un famoso ‘stone man’, che mi eseguì le sue ‘musiche con le pietre’, una forma antichissima di ‘tambureggiare’ (uno Stone Drumming) con le pietre. In otto posizioni diverse, e seguendo i principî dell’I-Ching, assieme a vocalizzi sciamanici, parlava con il vento, con le nuvole e con le foglie; parlava con la vita passata e con quella del futuro. In quel momento, avevo l’impressione che fosse un ‘map’, una carta geografica. ‘In un futuro prossimo – gli chiesi – potrei tornare per registrare le sue esibizioni, e studiare la musica con voi?’ Ma passarono quasi vent’anni prima che potessi farvi ritorno, avendo ricevuto una commissione dal violoncellista Yo-Yo Ma e dalla Boston Symphony per la questa composizione. Accolto con calore dai contadini con una cerimonia del tè, seppi che “uno è partito, il tè è freddo. Lo ‘stone man’ è andato via, portandosi dietro le sue musiche antiche che nessuno conosce più”. Ripartii dal villaggio con un cuore pesante. Volevo veramente trovare il modo per ricercarlo, per seguirlo, per riportarlo. Non potevamo trovare una maniera per seguire tutto quello che svanisce? Per evitare che tutto sparisca? The Map è un concerto grosso multimediale. Volevo scoprire il legame di contrappunto tra media diversi, tra spazi temporali diversi e tra culture diverse. Le strutture della partitura, e i suoi tessuti musicali, sono disegnati in modo da creare una musica antifonale, un contrappunto tra violoncellista e video, solo e ensemble, testo e suono, video multicanale e le musiche delle pietre dal vivo. E in senso metaforico, l’orchestra diventa la natura, il solista il popolo, il video la tradizione storica. The Map si suddivide in quattro sezioni, dove i movimenti 1 (Ghost Dance and Cry-Singing, Danza spettrale e Canto del grido), 2 (Blowing Leaf, il Soffio della foglia) e 3 (Daliuzi. Cymbal Coloring, Il Colorito del piatto) si svolgono senza pausa, con un contrappunto sonoro diverso per ognuno. I movimenti successivi sono uno studio di contrasti stilistici: la Suona (4), uno strumento ad ancia doppia del gruppo etnico Miao da una parte, il canto antifonale (Feige, un canto “volante”, il n. 5) dall’altra, quando il violoncello entra in dialogo con la voce dell’amata (sul video) al di là dei monti e delle vallate. Spazio e tempo che si confrontano. Un canto che trascende la storia, che continuerà in eterno. Nel movimento 6 (Mapping the Portrait, Disegnando il Ritratto) le immagini video sono sostituite da testi e da suoni in contrappunto, mentre con il n. 7 (degli Stone Drums) fa la sua comparizione suggestiva la musica delle pietre. Nei movimenti 8 e 9, per contro, violoncello, orchestra e video diventano uno, con due antiche tradizioni, quella del canto con la lingua (il Tongue-singing), e quella dello strumento a fiato – con tubi di bambù – il Lusheng. Una ricreazione della musica nel suo stato originale, monofonico: semplice, come il battito del cuore. Un finale che non conosce fine.

In realtà, il mio desiderio più grande con The Map è stato quello di fondere la tecnologia con la tradizione. Tramite la tradizione, si può umanizzare la tecnologia: tramite la tecnologia, si può rinnovare e trasmettere la tradizione. Oggigiorno, antiche tradizioni culturali scompaiono da un giorno all’altro, ovunque. Ma se gli artisti abbracciano il passato e il futuro nei loro cuori, qualche miracolo può aver luogo. Il solista Anssi Karttunen mi disse una volta: ‘Il mio antico violoncello segue la mappa a Xiangxi. Ha ricevuto una grande karma dalle sue acque, un legame con il suo popolo. La musica antica di Xianqxi ha dato nuovi suoni e una nuova vita al mio strumento’. Sì! Se uno scrive per un’orchestra europea, incorporando però aspetti di altre culture, assieme ai radici propri, fa nascere una nuova orchestra, come fecero Schoenberg e Bartók. Tutti dicono che la vita umana non è infinita: ma dimentichiamo che, rinnovando le culture e le tradizioni, la vita umana può espandersi all’infinità” (2004).

(l’immagine in cima proviene dal sito ufficiale di Tan Dun)


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