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Un viaggio nella musica da balletto del Settecento con la prestigiosa orchestra «Les Musiciens du Louvre»

I MUSICISTI

Fondato nel 1982 da Marc Minkowski, l’ensemble Les Musiciens du Louvre porta in vita il repertorio barocco, classico e romantico. Con un’attività trentennale, l’Orchestra è famosa per le sue riletture delle opere di Haendel, Purcell e Rameau, ma anche di Haydn e Mozart o, più recentemente, Bach e Schubert. È anche nota per la sua interpretazione della musica francese del XIX secolo: Berlioz (Les Nuits d’été, Harold en Italie), Bizet (L’Arlésienne), Massenet (Cendrillon). Tra i suoi successi più recenti, si ricordano Les Contes d’Hoffmann (Salle Pleyel), La Périchole (Salzbourg), Le Nozze di Figaro (Theater an der Wien, Opéra Royal de Versailles), Don Giovanni e Così fan tutte (Opéra Royal de Versailles), Alceste (Opéra de Paris), Armide di Gluck e Alcina de Handel (Staatsoper de Vienne), un concerto gala Mozart per i trent’anni dell’orchestra e Der fliegende Holländer di Wagner (Opéra Royal de Versailles, MC2/Grenoble, Konzerthaus di Vienna).

Marc Minkowski si avvicina molto giovane alla direzione d’orchestra e fonda, all’età di 19 anni, Les Musiciens du Louvre, ensemble che prende parte attiva alla rinascita barocca, e con la quale affronta il repertorio francese, Haendel e Mozart prima di affrontare Rossini, Offenbach e Wagner. È regolarmente in cartellone a Parigi, con Platée (Rameau), Idomeneo, Il flauto magico, Ariodante, Giulio Cesare, Ifigenia in Tauride, Mireille (Gounod), Alceste (Opéra National de Paris), La Belle Hélène, La Grande-Duchesse de Gérolstein, Carmen, Les Fées (Théâtre du Châtelet), La Dame blanche (Boeildieu), Pelléas et Mélisande, Cendrillon (Massenet) e Die Fledermaus di Strauss (Opéra Comique).

 

IL CONCERTO

Pochi membri del pubblico che presenziò al Burgtheater di Vienna il 17 ottobre 1761 potevano immaginare che avrebbero assistito ad una pietra miliare nella storia del balletto. Si trattava della prima esecuzione del Don Juan – o meglio, Le Festin de Pierre, il “Convitato di Pietra” – su musiche di Christoph Willibald Gluck, con coreografie del fiorentino Gasparo Angiolini, allievo del suo predecessore Franz Hilverding (chiamato nel 1758 alla corte di San Pietroburgo dalla zarina Elisabetta) e maître de ballet del Teatro viennese da tre anni. Siamo negli anni più intensi dell’Illuminismo, quando Jean-Jacques Rousseau (Du contrat social, 1762) si interrogava sul “passaggio dallo stato di natura a quello civile”, e quando le espressioni artistiche – letterarie, pittoriche e musicali – subirono dei mutamenti radicali in tutta Europa. Vienna era un crocevia del movimento, assorbendo influenze estetiche che provenivano dalle terre francesi, tedesche e italiane, e in modo particolare dal teatro parigino di Jean Racine, quelle emozioni “primitive” – evocate da Montaigne e da Rousseau nella figura del “bon sauvage” – delle tragedie greche di Eschilo, Sofocle ed Euripide. A sua volta, Gluck, residente a Vienna da nove anni, era sul punto di mettere in atto i principî delle sue “riforme” del teatro musicale – la prima versione dell’opera Orfeo ed Euridice, di un’importanza seminale, seguirà il Don Juan un anno più tardi, nel 1762 – e trovò dei complici ideali nel conte Giacomo Durazzo, direttore dei Teatri imperiali dal 1754, nel librettista livornese Ranieri de’ Calzabigi e nello stesso maître Angiolini.

Se l’ascoltatore di oggi conosce Jean-Philippe Rameau soprattutto per  quelle splendide raccolte di Pièces de clavecin pubblicate tra il 1706 e il 1728, la sua fama a metà del Settecento era dovuta principalmente a partiture per l’Académie royale e per il Teatro reale di Fontainebleau, ben 29 lavori di varie dimensioni – elaborazioni innovative delle forme inventate mezzo secolo prima da Jean-Baptiste Lully per Luigi XIV, “le roi de la danse” – tra tragédies lyriques, opéra-ballets, pastorales héroïques e divertissements, in cui musiche strumentali, canto e danza si unirono in degli spettacoli “completi”, arricchiti da costumi sfarzosi e da ingegnose “machines” sceniche. 

I diciassette numeri della Symphonie imaginairein programma coprono l’intero arco della sua produzione (tragédies, opéra-ballets, pastorales héroïques, ballet bouffon, actes de ballet), con un contrasto continuo, studiato ad arte sia da Rameau che da Minkowski, tra la regalità di brani nobili e la vivacità di balli rustici. Drammaticità e pathos da una parte: la straordinaria Ouverture iniziale a Zaïs, che rappresenta una misteriosa creazione del mondo (“Le débrouillement du Chaos”, Lent) al suono insistente del tamburo, seguita dall’energica separazione degli Elementi (Vite); il turbolento Orage (o Tempesta) di Platée; e la desolazione della scena funebre per la morte di Castore (Castor et Pollux), il doloroso lamento “Tristes apprêts” dell’innamorata Télaïre. E dall’altra la graziosità dei vari Airs tendres e dell’Air gracieux dalla Naissance d’Osiris (scritta nel 1754 per celebrare la nascita del duc de Berry, il futuro Luigi XVI), inframmezzati dall’animazione di Tambourins (danza d’origine provenzale), di Rigaudons e di Musettes, queste ultime ad imitazione delle cornamuse di campagna.

PROGRAMMA

Gluck: Don Juan ou Le Festin de pierre, Suite dal Balletto
Rameau: «Une symphonie imaginaire»: Musiche tratte dalle opere teatrali Zaïs, Castor et Pollux, Les Fêtes d’Hébé, Dardanus, Le Temple de la Gloire, Les Boréades, La Naissance d’Osiris, Les Boréades, Platée, Hippolyte et Aricie, Naïs, Les Indes galantes e daiSix Concerts en sextuor


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