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Vivaldi “Recomposed”: Max Richter e le Quattro Stagioni

Nato in Germania nel 1966, ma di nazionalità britannica, Max Richter ha compiuto i suoi studi musicali all’Università di Edimburgo e alla Royal Academy of Music, perfezionandosi in seguito con Luciano Berio a Firenze. È stato membro fondatore di Piano Circus, complesso innovativo costituito da ben sei pianoforti, con il quale ebbe i suoi primi contatti con il minimalismo di Philip Glass, Steve Reich e John Adams. Da vent’anni è compositore, esecutore al pianoforte e al sintetizzatore, creatore di lavori registrati e solo albums, di colonne sonore cinematografiche e televisive, di video installations e pagine per il teatro e il balletto: una produzione eterogenea – ma ragionata -, spesso di un’ispirazione “politica” in senso largo, che rende la sua produzione di una classificazione estremamente complessa.

Prendiamo Sleep del 2015, una registrazione elettronica (di musiche eseguibili anche dal vivo) di oltre 8 ore – per indurre e accompagnare il sonno – che ebbe un successo internazionale immediata. Qualche mese fa, la registrazione venne trasmessa in contemporanea – dalle 10 di sera alla 6 del mattino – da tutte le reti radiofoniche europee, alle quali si aggiunsero quelle del Canada e della Nuova Zelanda. “Un manifesto per un ritmo meno  concitato  che scandisca  la nostra  esistenza”.  O prendiamo il suo lavoro più recente, Voices (2020), per soprano, voce narrante (la Dichiarazione dei Diritti Umani delle Nazioni Unite), coro a dodici voci – “senza parole”, in più di un senso – e un’orchestra d’archi dalle sonorità gravi (8 violini, 6 viole, 24 violoncelli e 12 contrabbassi), con arpa. Scelte provocatorie, che esprimono la convinzione di Richter che con l’inizio del Terzo Millennio “il mondo si stava capovolgendo … che le istituzioni liberali della seconda metà del Novecento venivano messe in questione” […] Vedevo come la nostra società globale si stava cambiando radicalmente, presentendo che qualcos’altro era in arrivo. Né mi sono sbagliato”.

“Recomposed: Vivaldi’s Four Seasons”, – una cui selezione verrà eseguita dall’Orchestra da Camera di Perugia con Florian Willeitner sabato 12 settembre alle 21:00 ai Giardini del Frontone a Perugia – è del 2012 e portò Richter all’attenzione di un pubblico mondiale, scalando rapidamente le classical charts di più di 20 paesi. Si tratta di una rilettura in chiave postmoderna – una “ricomposizione” – di uno dei brani più celebri della musica d’arte occidentale, le Quattro Stagioni vivaldiane. Virtuosismi inediti per il solista da una parte, “scrostamenti” antistorici dall’altra, il tutto con l’intento di rendere “ri-udibile” un lavoro che ci è così familiare che il più delle volte non lo “ascoltiamo” più.

“Background music”, in poche parole, che torna invece rinfrescata alla ribalta delle nostre facoltà uditive. La partitura viene spesso eseguita con lo stesso Richter – o un suo collaboratore di fiducia – che aggiunge “commenti” al lavoro dalla tastiera di un sintetizzatore.

Dove siamo, dove ci troviamo? L’invito a ripensare il nostro rapporto con la musica “classica” non poteva essere più chiaro.

Andrew Starling

 

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